Immaginate un ospedale dove un uomo rimane immobilizzato su una sedia a rotelle con una gamba in gangrena che peggiora ogni giorno e non riceve l’assistenza adeguata. Servirebbero cure e riabilitazione, ma l’attesa per riceverle si allunga: da un mese si passa a cinque, poi a otto, infine a un anno senza ricevere notizie. Varcando la soglia degli Ospedali psichiatrici giudiziari (OPG) si esce dall’immaginazione e si entra nella realtà più nera e drammatica. Una realtà in cui si dovrebbe curare l’infermità mentale, ma l’assistenza medica viene garantita da un infermiere ogni 25-30 internati e l’assistenza psichiatrica è assicurata per trenta minuti al mese; dove stanze da quattro ospitano nove internati su letti a castello, condizione che è stata definita ‘tortura’ da una delegazione del Consiglio d’Europa; dove se un internato ha un attacco di cuore (e il rischio c’è, soprattutto per i molti pazienti ultraottantenni presenti) è molto difficile salvargli la vita; dove in alcuni periodi dell’anno bisogna scegliere se utilizzare l’acqua per il sistema antincendio o per lo sciacquone dei bagni.

Gli OPG in Italia sono sei (Barcellona Pozzo di Gotto in Sicilia, Montelupo Fiorentino in Toscana, Aversa e Napoli Secondigliano in Campania, Reggio Emilia in Emilia Romagna, Castiglione delle Stiviere in provincia di Mantova): dovrebbero essere ospedali, come dice la definizione stessa, ma quasi tutti sono invece discariche sociali in cui sono stati chiusi, e per lo più dimenticati, malati scomodi. La malattia mentale non si cura con una pillola, se si tratta poi di autori di aggressioni o peggio di omicidi, l’assistenza diventa ancora più impegnativa. Meglio chiudere un cancello e non sapere cosa accadrà dopo.

Con la Commissione d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, ci stiamo occupando di questi luoghi da 538 giorni: questa estate dopo un anno e mezzo di denunce, sopralluoghi a sorpresa e dopo il trasferimento di molti internati in ospedali o in comunità di cura, abbiamo preso provvedimenti estremi sequestrando parte degli OPG di Montelupo Fiorentino e Barcellona Pozzo di Gotto, data la situazione di drammatico abbandono. Ma non basta. Perché il degrado chiama a sé altro degrado, perché lo Stato italiano per chi è autore di reato e viene dichiarato incapace di intendere e di volere non prevede misure alternative all’internamento in OPG. Quindi chi non si è macchiato le mani di sangue ma è colpevole di un reato bagatellare (abbiamo incontrato ad esempio un uomo che si è vestito da donna ed è andato davanti a una scuola venticinque anni fa, chi nel 1992 ha fatto una rapina da settemila lire in un’edicola fingendo di avere una pistola in tasca) non solo non ha alternativa all’OPG, ma rischia di non uscire più per la mancanza di una rete assistenziale sul territorio (che dovrebbe essere garantita dalle regioni) anche quando non è più un pericolo per la società.

Questo ‘estremo orrore’, così come lo ha definito il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, va fermato disponendo tempi certi di chiusura e superamento. Abbiamo depositato un disegno di legge (il numero 3036) che reca la firma di tutti i senatori della Commissione, non solo del centrosinistra e del Pdl ma anche della Lega Nord. Si indica la data del 31 marzo 2012 per vedere ‘definitivamente chiusi’ questi luoghi, da sostituire con strutture interamente sanitarie ristrutturando o utilizzando, per esempio, i piccoli ospedali dismessi sul territorio, con un sistema di protezione esterno gestito dalla polizia penitenziaria. Quindi, una sanità degna di questo nome all’interno, e una bilanciata e non invasiva forma di sorveglianza fuori.

Viviamo senza dubbio un momento drammatico. Il punto centrale dell’emergenza e’ evidentemente la questione economica, ma non per questo a mio avviso possiamo rinunciare alle battaglie di civiltà. Non possiamo accettare che nel nostro Paese esistano tragedie di serie B: circa 400 persone, mentre scrivo, non sono più socialmente pericolose ma non possono uscire per la mancanza di un programma di assistenza sanitaria. Ricollocarle significherebbe inserire in ciascuna regione italiana venti o trenta persone in più da assistere. Non mi pare uno sforzo inaffrontabile. Credo ormai che solo un atto forte da parte del governo possa mettere fine a questo scempio: se il contenuto del nostro disegno di legge fosse assorbito dall’esecutivo in uno dei prossimi decreti, avremmo l’occasione di procedere a un reale cambiamento.

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OPG, per informarti sul web:
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Leggi le proposte di riforma presentate dalla Commissione
Consulta il disegno di legge per la chiusura degli OPG presentato dalla Commissione