Se l’eurozona è già afflitta dalla crisi del debito, a peggiorare il quadro subentra il fattore corruzione che secondo la Commissione europea pesa l’1% del Pil dei Paesi dell’Unione, ovvero 120 miliardi di euro all’anno. E su 182 paesi l’Italia occupa soltanto la 69° posizione nella classifica delle nazioni più trasparenti.

E’ quanto emerge da Corruption perception index (Cpi) 2011 di Transparency International, l’organizzazione non governativa che ogni anno pubblica un rapporto sul livello di corruzione percepita nel settore pubblico e nella politica. Il ‘rating’ varia da 0 (massima corruzione) a 10 (assenza di corruzione). E anche quest’anno l’Italia ottiene una valutazione molto negativa, identica a quella dell’anno passato (leggi). Con un punteggio di 3,9 su 10 si colloca al 69° posto su 183 e al quart’ultimo posto in Europa, davanti solo a Grecia (3,4), Romania e Bulgaria, a pari merito col Ghana e dietro a Slovacchia e Montenegro (4,0). Francia e Germania, a cui sono affidati i destini della moneta unica, non occupano però le prime posizioni, visto che si classificano rispettivamente al 25° e 14° posto. La crisi, secondo il direttore della ricerca Robin Hodess “riflette una debole gestione finanziaria, una mancanza di trasparenza oltre che un cattivo utilizzo dei fondi pubblici”. I paesi dove l’indice è più alto, ovvero dove il livello di corruzione percepita è minimo, sono Nuova Zelanda (9,5), Danimarca e Finlandia (9,4). I più corrotti risultano invece essere Somalia e Corea del Nord (1) a parimerito al 182° posto. Nella classifica dei paesi dell’OECD l’Italia è al terzultimo posto (32 su 34) e fanno peggio di noi soltanto la Grecia e il Messico.

Una situazione di emergenza che aggrava il quadro della crisi dell’eurozona. Secondo Maria Teresa Brassiolo, presidentessa di Transparency International Italia (TI-It), oggi “è necessario che tutte le forze politiche, le istituzioni, il mondo imprenditoriale e la società civile si uniscano e lavorino insieme per raggiungere un obiettivo preciso: abbattere il livello di corruzione nel nostro Paese, diminuendo così i costi pubblici e quindi il debito, liberando allo stesso tempo risorse essenziali per quell’economia virtuosa che investe e crea lavoro certo e dignitoso. Un concreto ed efficace contrasto alla corruzione deve essere inserito come priorità assoluta per lo sviluppo”. Per riuscirci, aggiunge Walter Forresu, membro del board di TI-It, è fondamentale “il contrasto agli sprechi pubblici, alla corruzione e all’economia sommersa, incluse le rendite della criminalità, è un fattore decisivo per la ripresa economica. Sono tuttavia necessarie misure strutturali che riducano in misura drastica il costo della governance nazionale e della politica”. Si richiede quindi il “recupero di risorse”, in modo che “il prelievo fiscale possa essere allineato “con il livello medio europeo, equivalente per tutti i tipi di rendita, incluse quelle finanziarie”.

Per questo Transparency International Italia suggerisce l’adozione di speciali codici di condotta per i membri del Parlamento e del Governo e l’istituzione di un’Autorità indipendente per rendere efficace la lotta contro la corruzione. A questo dovranno aggiungersi l’introduzione di protezioni efficaci per coloro che segnalano negligenze come stabilito nell’ultimo G20 e l’introduzione dei Patti di integrità nei bandi di gara pubblici pena l’automatica esclusione dalla gara per il concorrente.