Tutti a negare. “Non c’è nessuna intesa”, assicura Angelino Alfano (Pdl). “Non esiste una maggioranza”, ripete il segretario del Pd Pier Luigi Bersani. Eppure il presidente della Camera Gianfranco Fini, si dice “convintissimo che sarà difficile a chiunque revocare la fiducia al governo”.

A meno di dieci giorni dall’ampia fiducia ricevuta dalle Camere e ad altri dieci dall’annuncio ufficiale delle misure di bilancio che lo stesso dovrebbe fissare nel consiglio dei ministri del prossimo 5 dicembre, ecco descritto il mare in cui naviga il primo governo tecnico della storia italiana con i numeri in regola ma “senza maggioranza”. Nel Pdl, che in Parlamento è il gruppo più ampio tra quelli che hanno votato la fiducia all’esecutivo di Mario Monti, per adesso regna un sentimento di attesa, confortato dal fatto che la posizione “responsabile” espressa da Silvio Berlusconi nel cedere il comando a Monti non abbia mandato giù gli indici dei sondaggi elettorali.

Così, per adesso, il direttore del Foglio Giuliano Ferrara è rimasto in beata solitudine ad attaccare la “sottopolitica da incappucciati”, la nuova “maggioranza tripartita che si vergogna di esserlo” e per questo si riunisce “in vertici segreti” per maneggiare “goffamente la sotto-questione sottogovernativa dei sottosegretari” indispensabili a completare la squadra di governo. “Io capisco Casini che da sempre lavora nella vigna dell’inciucio, ma Pd e Pdl si sono presi la responsabilità di una sospensione della democrazia che, invece di salvare la politica finisce per salvare la sottopolitica. Almeno – spiega – si assumessero la responsabilità di dire: ‘ Siamo un tripartito di responsabilità nazionale ’ e lascino che il governo imponga dei tempi fulminei alle manovre economiche che si ritiene debba poter prendere. Invece questa modalità politica è proprio come il pizzino che Enrico Letta manda al banco del governo ripreso dai fotografi della Camera: ‘ Dall’esterno e riservatamente’. Non si può far politica ‘ dall’esterno e riservatamente’. Non così, almeno”.

Sull’idea che il Pdl possa togliere la fiducia al governo e tentare la strada delle elezioni in primavera o addirittuta a gennaio, impostando una campagna elettorale “contro” l’Europa e (qualcuno sussurra) addirittura per il ritorno alla Lira, nel Pdl resta lo scetticismo. Un po ’ perchè l’unico messaggio facilmente comprensibile dall’elettorato è quello legato al cambio lira-euro (1936, 27 lire per un euro), ed è un armamentario vecchio di dieci anni, un po ’ perchè sembra chiaro che da qui alla primavera la situazione, non solo quella economica, è in rapido movimento. Ne sa qualcosa Guido Crosetto che, all’ipotesi di elezioni anticipate esclama: “Ma per governare cosa?”. E, preoccupato dalla piega di eventi inattesi che “hanno messo in dubbio anche quello che conosciamo dell’economia”, ritiene che la risposta debba essere ben più decisa di quello che fino ad ora si è fatto balenare: “Altro che patrimoniale e Ici, io sarei per un provvedimento che, da subito e per legge, converta in Buoni del Tesoro il 10 % dei soldi depositati nelle banche italiane, e nazionalizzerei le fondazioni bancarie: nei momenti di crisi è giusto che il sistema serva al popolo di cui queste costruzioni dovrebbero essere espressione”.

La situazione è dunque questa. Nessuno, nel campo del Pdl, immagina un rientro sulla scena di Berlusconi in tempi brevi. Nemmeno un “ex berluscones” come Ferrara (“sono un ex Berluscones – certifica – perchè lui è un ex Berlusconi, nel senso che non è riuscito a reagire a chi lo inchiodava in questa situazione”): “Non penso ne abbia nè la voglia nè la possibilità. L’ultima frase che gli ho sentito dire sui media è stata: ‘ Non conto niente’. È un uomo razionale, infondo”.

da Il Fatto Quotidiano del 27 novembre 2011