Del nuovo governo si è detto di tutto: che Mario Monti, uomo del gruppo Bilderberg, è stato piazzato alla Presidenza del Consiglio grazie alla speculazione avviata da Goldman Sachs per cui lavorava; che Corrado Passera, da capo della più grande banca del paese, ha partecipato ai treni Ntv e a Telecom e ora sarà chiamato a prendere decisioni che ricadranno proprio sui suoi vecchi interessi; che il Vaticano ha fatto il colpaccio perché è riuscito a piazzare come ministri ben tre dei partecipanti al suo incontro a Todi, e così via.

E i cittadini, che questo governo non l’hanno votato ma che al massimo si sono potuti esprimere con un televoto, che dovrebbero pensare? Sarebbe così fuori dal mondo ritenere che dalla padella siamo finiti alla brace, e che dal conflitto d’interessi di uno solo (Berlusconi), siamo passati a quello di tanti (banchieri, finanzieri, amici del Vaticano, etc.)? Purtroppo no, e visto che lo spread non ha risparmiato neppure Monti, e che sono sempre di più quelli che cominciano a lamentarsi dell’inattività del governo appena incaricato, c’è da temere che se le perplessità non verranno immediatamente indirizzate, Palazzo Chigi potrebbe “andare a fondo” (questa volta in senso contrario, però, a quello inteso da Monti in Europa).

Monti ha la possibilità di uscire da questo guazzabuglio non solo indenne, ma persino da eroe. Gli basterà sposare una di quelle riforme a costo zero (fondamentale in tempo di crisi) che hanno il pregio di avvicinare i cittadini alla politica, altro obiettivo da lui proposto. Il nuovo presidente del Consiglio non deve fare altro che pubblicare su internet tutte le informazioni sui redditi, i patrimoni e i rapporti lavorativi passati e presenti riguardanti lui e i suoi ministri. Una pratica comune in tanti paesi europei (come ricorda Sergio Rizzo, in Gran Bretagna è possibile persino consultare quanto spende il primo ministro per il personal trainer) e che alcuni parlamentari hanno già cominciato a fare in maniera volontaria e stanno cercando di rendere obbligatoria per tutti tramite una legge.

Monti ora è il premier più amato dagli italiani (oltre l’80% di fiducia), ma ho l’impressione che mai tanto consenso sia stato più volatile (un po’ come i mercati). Se saremo in tanti a chiedergli di essere il primo in Italia a implementare la trasparenza totale e ad aprire la strada per una buona pratica delle nostre istituzioni, proprio come chiede questa petizione, il non eletto Monti sarà costretto ad ascoltarci. E noi saremo riusciti a scalfire la pesante eredità del mandato di Berlusconi, che ha fatto ammalare la nostra democrazia del pericolosissimo cancro del conflitto d’interessi. Ci vorranno tante cure e ci vorrà tanto tempo, ma possiamo cominciare da qui.