Il 18 novembre, Giorgio Ragazzi lancia da Lavoce.info, circolo di discussione online e ascoltato ripetitore delle tesi delle “teste d’uovo” bocconiane, l’ennesimo attacco alle rinnovabili, denunciando “lo scempio di campi agricoli coperti da pannelli, l’invadenza ambientale delle pale eoliche, il rialzo del prezzo del granturco”. Tanta rovina si compirebbe addirittura con l’aggravio di un “esborso totale di 120 miliardi” di euro per il povero consumatore italiano.

Si tratta di una denuncia da analizzare con rigore e di una sensibilità che, pur destando sospetti, richiede attenzione, perché proviene da settori che oggi prosperano nel Governo tecnico di Mario Monti, che si vorrebbe esente da critiche per definizione. Le rinnovabili, quindi, vengono dipinte come una stangata, inutili, uno spreco. È pur vero che il nuovo ha sempre suscitato perplessità, ma ora che le fonti solari ed eoliche hanno dimostrato di essere in grado di generare notevoli quantità di energia e di saper ridurre i loro costi con grande rapidità, un attacco così greve puzza di bruciato.

Procediamo punto per punto, iniziando da alcuni dati oggettivi. I pannelli fotovoltaici installati in Italia sono già vicini al traguardo dei 12 mila MW. Ossia quanto una “centrale” suddivisa su tutto il territorio, che nel 2012 sarà in grado di produrre 16 miliardi di chilowattora. Una quantità che, sommata alla produzione fotovoltaica dell’anno in corso, eguaglia la produzione totale del reattore nucleare di Caorso, intendendo con totale la produzione complessiva dei suoi otto anni di vita.

Quanto abbiamo speso sinora in incentivi? I dati ufficiali del Gse dicono 303,7 milioni di euro nel 2009 e 772,6 nel 2010. Nel 2011 la cifra sarà più cospicua perché molto maggiore è la corrente elettrica generata. Un aspetto, questo, che è sempre taciuto: il costo aumenta solo se aumenta la produzione e aumentare la produzione di energia pulita è, in effetti, l’obiettivo delle installazioni alimentate dal sole, che non necessita di miniere, pozzi, metanodotti, oleodotti, rigassificatori.

Come scriveva Herman Scheer, il padre del conto energia: “L’acquisizione dei raggi solari e dell’energia eolica e la loro trasformazione diretta in energia elettrica all’interno di un impianto rappresenta una semplificazione tecnologica senza pari”. È vero che nel 2012 l’onere del conto energia arriverà a sfiorare i 6 miliardi di euro. Ma ricordiamo che nel 2010, nonostante i consumi petroliferi italiani siano calati di 1,8 milioni di tonnellate, l’esborso è aumentato di 6,5 miliardi di euro. Meglio allora pagare ai fornitori esteri di fossili o investire prevalentemente in Italia?

Il settore fotovoltaico ha generato posti di lavoro in un momento di crisi totale: 100mila considerando l’indotto, cita Anie-Confindustria, con età media inferiore ai 35 anni. E questo nonostante la mancanza di una politica industriale nazionale che ci costringe ancora a importare. Sempre secondo Anie-Confindustria, nel 2010 ha generato un volume di affari di 40 miliardi di euro, pari al 2,5% del Pil, con entrate fiscali per le casse dello Stato stimate in almeno 4 miliardi di euro (considerando Iva e tasse pagate sugli incentivi del Conto energia).

Da ultimo, riguardo all’eolico, Ragazzi stia tranquillo: la crescita in Italia è finita da tempo, i paletti normativi hanno già danneggiato il settore, l’eolico italiano non ha più sbocchi. Le imprese italiane dell’eolico proliferano, ma fuori dei confini italiani: in un solo anno gli investimenti in nuovi impianti eolici all’estero sono passati dal 30% al 71%. Nel 2011 solo il 26% dei MW costruiti da imprese italiane sono state allacciate alle nostre reti energetiche (Rapporto Irex di Althesys).

Per concludere, ci sembra allora che Lavoce.info abbia cercato semplicemente di compiacere il neoministro Clini che, appena insediato, si è rammaricato per l’abbandono del nucleare decretato dai cittadini col referendum di giugno.

Mario Agostinelli e Roberto Meregalli