Il direttore de Il Futurista Filippo Rossi

Venti euro per sostenere la libertà, che non è gratis. Specie se parliamo di informazione e di giornali che, come Il Fatto, non ricevono alcun finanziamento pubblico. Per questo Il Futurista, progetto editoriale di riferimento per Futuro e Libertà, ha pubblicato un appello online per chiedere ai suoi lettori un contributo e continuare a offrire “un’informazione senza propaganda”. Oltre all’abbonamento cartaceo e web oggi è possibile versare una quota al sito via PayPal (in alternativa tramite bonifico bancario: codice iban IT70Z0569603226000003097X31 – Banca popolare di Sondrio – intestato a Il futurista srl/via conto corrente postale n. 9493194 intestato a Il futurista srl – Piazza Giuseppe Mazzini 27 – 00197 Roma) per consentirgli di “crescere e rimanere libero”.

Ma quanto costa oggi la libertà di informazione? “Per chi riceve il finanziamento pubblico è gratis – spiega il direttore Filippo Rossi – Per chi invece vive solo del proprio lavoro comporta molte energie e costi”. Nella redazione de Il Futurista lavorano infatti quattro redattori e una decina di collaboratori esterni. “17 anni di berlusconismo hanno influenzato il mondo dei media nazionali – prosegue il direttore -. Quando il Presidente del Consiglio detiene giornali e tv amiche, il finanziamento statale coincide con quello privato. A questo si aggiunge l’anomalia del giornalismo politico italiano, che è sempre stato considerato pagato dal potere e dalle tangenti. Oggi il lettore invece, come ha dimostrato anche il successo di Servizio pubblico, vuole partecipare e scegliere di persona le sue fonti”. Complice del cambiamento la Rai, da sempre lottizzata dai partiti, che con l’avvento del Cavaliere ha conosciuto un declino del suo ruolo di tv pubblica. “Aveva ragione Indro Montanelli – prosegue Rossi – quando spiegava che il berlusconismo è una malattia che ci ha fatto aprire gli occhi. Oggi infatti, dopo l’occupazione di tutti i settori dell’informazione, abbiamo capito che esiste una libertà altrove rispetto alle istituzioni”. E che pure i lettori di destra ricercano. “Il Futurista è un giornale vicino alla svolta politica e culturale di Gianfranco Fini ma non è legato in alcun modo a Futuro e libertà, né dal punto di vista burocratico né tanto meno economico”. Si propone come progetto “battagliero” che “lascia spazio a tutte le schegge del partito” e che vuole offrire notizie e opinioni “non urlate”, a differenza di quanto fanno Libero e Il Giornale.

Secondo Rossi le due testate hanno aderito all’idea di “un regime fondato sul bipolarismo ‘al viagra’, dove l’avversario politico è sempre un nemico”. Una logica che “ha costretto i media a diventare fogli di partito” allontanandoli dalla “tradizione di Montanelli e Longanesi, all’insegna della complessità e lontana dalla propaganda populista”. Conclusa l’epoca del Cavaliere, si affievolisce anche l’idea che “tanto qualcuno paga”. Oggi sono i lettori a decidere di finanziare la qualità del giornalismo che vogliono. Anche a destra.