“Colpo di Stato”, “no ai banchieri”, “ammucchiata”. Sono queste le parole d’ordine della lunga sessione di microfoni aperti proposta oggi da Radio Padania, che ha chiesto ai suoi ascoltatori di esprimersi sulla nomina di Monti a capo del Governo: “Chiediamo se sia giusto dare o meno le chiavi della borsa a un banchiere – ha detto il conduttore Alessandro Marelli nella prima parte della mattinata – ricordando che le banche sono state quelle che hanno causato tutta la crisi internazionale, ma anche le posizioni politiche che si stanno tenendo: Pd e Pdl che adesso cominceranno ad andare a braccetto e dovranno votare tante cose insieme”. La base che è intervenuta a ruota libera durante i programmi dell’emittente padana sembra appoggiare in pieno e senza eccezioni la linea del partito. E, per chi non avesse ancora chiara la situazione, a metà mattinata Radio Padania ha mandato in onda un vecchio intervento di Mario Monti, che risale a otto anni fa, quando il professore magnificava la scelta e il ruolo della moneta unica, citando il caso greco come esempio del suo successo. Un chiaro tentativo di delegittimare il neo premier, facendo emergere la contraddizione delle sue affermazioni di allora con le recenti evoluzioni dell’economia europea.

Alla chiamata di Radio Padania il popolo ha risposto con posizioni variopinte ma accomunate dall’aperto sostegno alla scelta del movimento e dalla critica a tutto il resto dell’arco costituzionale: “Sono contentissima che la Lega sia fuori da questo governo – ha detto Donatella con marcato accento piemontese – voglio vedere cosa diranno quelli del Pd quando il suo partito voterà il taglio delle pensioni e tante altre cose”. Marco da Milano ha sintetizzato la nomina di Monti con una efficace figura retorica: “Mettere Monti alla guida di un Governo che ci dovrebbe salvare dalla stretta finanziaria è come mettere Dracula a capo di una caccia ai vampiri”. Roberto da Bologna se la prende con il centrosinistra: “Stanno dando in mano il governo a dei redivivi, a gente che pur di sedersi su una sedia venderebbe sua mamma. È finita, viva la Padania e speriamo di riuscire a scrollarceli di dosso”.

Renato è tra i più duri: “Ma lei crede ancora nella democrazia? No, perché qui siamo in presenza di un altro colpo di stato. Un personaggio che è stato nominato dalla buon’anima di Napolitano, prima senatore a vita e poi è stato messo lì, guarda caso. Adesso ci danno da bere che non toccheranno i poveri, sono tutte balle. Arriverà una salassata alle aziende del nord che lavorano e che pagano, non toccheranno i privilegi dei potenti e poi smantelleranno il progetto federalista”.

“Io sono contraria a questo governo tecnico – tuona un’inviperita leghista dall’accento bresciano – penso che Napolitano è un comunista che ha cercato di portare l’Italia sotto la Russia. Loro sono servi, sono schiavi, non sono capaci di un moto d’orgoglio e di patriottismo, visto che sono i difensori della patria, adesso sono schiavi del capitalismo, dell’America, di Obama, della Merkel. Ci hanno ridotto a schiavi, schiavi di tutto. Spero che Bossi e che la Lega dicano sempre no a questo governo, almeno non saremo corresponsabili di questo sfascio dell’Italia”. E, ancora, un ascoltatore bergamasco si chiede perché il governo tecnico incassi il sostegno per fare le riforme e uno politico invece no: “Se la metà di quello che farà questo Governo lo avesse fatto il governo Berlusconi-Lega, ci sarebbero state le rivolte di piazza, prima di tutto da parte dei sindacati poi da parte della sinistra”.

Oltre alle rare e brevi telefonate dei non leghisti, c’è anche qualche padano che, di tanto in tanto interviene tentando di sganciarsi dalla massa, proponendo letture differenti. C’è chi ha detto di essere disponibile a sopportare un governo “a tempo” di Monti, a patto che abbia il solo scopo di attuare le riforme richieste dall’Europa. Altri, intuendo la gravità della situazione, chiedono di rinunciare al populismo: “stiamo attenti, perché ci sono anche leghisti che hanno un po’ di fieno in cascina, questi cosa devono fare?” sottintendendo che forse è il caso di turarsi il naso e pensare al bene dell’economia più che al ritorno elettorale di una posizione dal facile appeal popolare.

Per il resto è un fiume in piena di interventi a sostegno della posizione leghista. E sono tanti quelli che chiudono la telefonata esortando il partito a lavorare per uscire dall’euro.