Piccolo e curioso racconto di una serata da ricordare. Ovvero, le dimissioni viste da Londra. Ieri sera all’Italian Bookshop (che è il vero Istituto culturale italiano) tutti con un occhio al  computer per aspettare la notizia. Come tanti San Tommaso (“finché non vedo non ci credo”) i lettori venuti a sentire Luciana Castellina che presentava il suo libro La scoperta del mondo erano in attesa di poter brindare. Al “si è dimesso” sono saltati i tappi e la gente si accalcava alla cassa, dove c’era il computer, per sbirciava con un po’ di invidia le immagini delle piazze italiane in festa.

Sono le otto (le nove in Italia) e decidiamo con alcuni colleghi e amici per una pizza veloce in una catena italiana dove si mangia decentemente e si spende il giusto. Ci buttiamo nel caos di Covent Garden e Charing Cross, il ristorante è stracolmo e rumorosissimo. Stiamo aspettando di ordinare quando, tra gli schiamazzi degli inglesi già alla quinta pinta e il clima da sabato sera londinese, parte una musica. Impossibile non riconoscerla alle prime note. “Siamo la gente che ama e che crede, che vuol trasformare il sogno in realtà, presidente siamo con te, meno male che Silvio c’è. Ve lo ricordate il video con i panettieri che cantano e la Pascale, quella dei comitati “Silvio ci manchi” e delle notti a palazzo Grazioli, in prima fila?

I britannici hanno continuato a rumoreggiare e  tracannare le loro birre, ignari. Era un messaggio esoterico, lanciato dai camerieri ai clienti italiani. Solo noi potevamo capire… E’ stato bello, complici su suolo straniero. Quando la musica è finita, ho chiesto ridendo  a uno dei camerieri: “Dai rimettila, faccela risentire”. E lui: “No, basta. Era l’ultima volta”.

Stamattina i vicini di casa, una affiatata coppia gay la cui principale occupazione nel week end è zappettare il giardino ascoltando l’opera italiana a volume altissimo, con indosso improbabili sandali crocks e magliette piene di buchi, quando sono uscita è venuta a complimentarsi. “Bravi. Finalmente l’avete fatto fuori, questo Bunga Bunga”.

Speriamo che da oggi in poi torniamo il paese della pizza, del sole e della Traviata e la smettano di chiamarci Bunga Bunga.