È sul nome di Lucas Papademos, ex numero due della Banca centrale europea e personalità dall’alto profilo internazionale, che il premier greco uscente Giorgio Papandreou e il leader dell’opposizione conservatrice Antonis Samaras avrebbero trovato un accordo per la guida del nuovo governo di coalizione.

Salvo colpi di scena, dovrebbe essere proprio l’ex governatore della Banca centrale greca a mettere in pratica l’accordo di fine ottobre con l’Unione europea per salvare la Grecia e scongiurarne il default.

La conferma dell’accordo è arrivata, nel pomeriggio, dalla tv Skai dopo un Consiglio dei ministri nel quale i vari membri del governo hanno consegnato al premier le proprie dimissioni per aprire le strada al nuovo esecutivo. Il nome di Papademos circolava con insistenza già ieri, e in mattinata l’incontro a due con Papandreou aveva portato la tv Skai a definirlo come il più “papabile” alla guida del nuovo esecutivo.

Formazione anglosassone e un curriculum di altissimo profilo, Papademos (classe 1947) si è diplomato ad Atene. Poi la partenza per gli States con la laurea in fisica nel Massachusetts, seguita da un dottorato in ingegneria e uno in economia. Un successo accademico dopo l’altro. Ricercatore al Mit di Boston, poi assistente e professore associato alla Columbia università di New York e alla fine, nel 1980, il successo che l’ha visto entrare alla Federal Reserve di Boston.

Dopo l’esperienza oltreoceano, però, nel 1985 la sua vita torna a ruotare intorno ad Atene. Entra come consigliere economico alla Banca centrale greca e ne percorre tutte le cariche, fino a quella di governatore che ricopre dal 1994 al 2002, proprio negli anni in cui si lavora alla costruzione dell’Euro.

Presidente fino all’anno scorso della Bce, del cui Consiglio fa ancora parte, viene considerato una figura di garanzia per le alte competenze, per l’abitudine a calcare i palchi delle istituzioni europee e per essere un tecnico al di sopra dei partiti. L’uomo ideale, secondo tanti, per trascinare fuori dalle sabbie mobili il Paese.

Eppure, fino all’ultimo, l’accordo ha rischiato di saltare per diverse ragioni. A partire dalle “garanzie” che secondo molti l’ex numero due della Bce avrebbe posto come condizione per accettare l’incarico. Tra queste la rassicurazione di poter operare con la massima libertà nella scelta dei collaboratori.

Secondo il quotidiano britannico Guardian, che riporta le parole dell’ex ministro delle finanze e conservatore Stefanos Manos, la scelta di Papademos, infatti, si dimostrerebbe fruttuosa “solo nel caso in cui gli venisse data la libertà di scegliere il proprio team, di decidere quali politiche seguire, e nel caso in cui avesse a disposizione almeno 12 mesi per governare”. Un’ipotesi, questa, sulla quale il leader di Neo Democratia Samaras non si è mai detto disposto a trattare, ribadendo il 19 febbraio come data delle elezioni anticipate.

Sui termini dell’accordo Papandreou-Samaras, in effetti, non ci sono ancora dettagli, così come non è stato diffuso alcun comunicato ufficiale mentre si apprende che Panayiotis Roumeliotis, l’economista che rappresenta la Grecia al Fondo Monetario Internazionale e che molti davano come secondo nome nel caso in cui Papademos avesse rifiutato l’incarico, avrebbe incontrato nel tardo pomeriggio Papandreou.

Intanto mentre i mercati hanno accolto bene l’imminente cambio di guardia al governo, almeno a giudicare dall’asta sui titoli di stato semestrali greci che ha superato le aspettative del miliardo di euro, a scanso di ulteriori sorprese politiche Bruxelles ha messo le mani avanti.

Al termine dell’Ecofin, infatti, l’Ue ha chiesto per voce del commissario agli Affari economici, Olli Rehn, “impegni scritti” da parte di Atene sulle misure di risanamento concordate e sul piano del 26 ottobre, confermando la richiesta del presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker di avere al più presto una lettera d’impegno firmata dai due principali partiti, il Pasok e Neo Democratia.

di Tiziana Guerrisi