Gioacchino Cataldo e Clemente Ventrone, i tonnaroti di Favignana

A Favignana in questi giorni ci sono le barche a vela attrezzate a solcare il mare delle Egadi; ci sono anche i catamarani dei team della Coppa America, che si sfidano tra le onde tra Trapani e l’arcipelago delle isole di Favignana, Levanzo e Marettimo. Una volta, però, qui c’erano le barche della tonnara la più antica del Mediterraneo. Gioacchino Cataldo e Clemente Ventrone sono tra i più famosi tonnaroti delle Egadi. Il primo è stato storico rais, il capo della ciurma; l’altro il suo vice. Il rais è alto, imponente, parla come un settentrionale. L’altro ha una folta chioma bionda. Sono settantenni, ma non lo dimostrano. Sono fermi al porto, il loro sguardo è verso la dirimpettaia isola di Levanzo, laddove una volta si calavano le reti della tonnara per fare “mattanza” di tonni. I due tonnaroti cercano le loro prede, che quasi per beffa si fanno vedere mentre attraversano lo “stretto” tra le due isole. “Oggi li possiamo vedere saltare e basta – dice il rais Cataldo –, quasi ridono di noi e della tradizione della mattanza che a Favignana si è per sempre fermata”.

I tonni, per secoli, in questo passaggio tra Favignana e Levanzo incontravano le reti della tonnara, la “camera della morte”: venivano pescati, catturati. Qui la tonnara ha ancora oggi – che non c’è più – un nome nobile, quello dei Florio. “Favignana è disegnata come una farfalla – continua Cataldo – : avere fermato la tonnara significa avere tolto le ali a questa farfalla”. Nel ‘97 il rais Cataldo, con altri tredici tonnaroti, costituì la cooperativa “La Mattanza”, che gestiva quella tonnara che nel frattempo era diventata di proprietà della famiglia Parodi di Genova. “Andai in banca assieme a Ventrone e firmammo mutui e prestiti, impegnando le nostre proprietà per ottenere i soldi che servirono a non far finire la tradizione”. Cataldo elenca i numeri dei tonni catturati in quegli anni fino al 2002: 772 nel 1997 e, a seguire, 1250, 1240, 750, 740 e infine 750 nel 2002.

E poi? “Avere risposto fiducia nella persona sbagliata ha fatto finire tutto. Vede queste ancore? Rappresentano 9 secoli di tradizione: per 100 giorni all’anno venivano calate in mare e servivano a tenere le reti della tonnara; oggi stanno qui ad infradicirsi, e noi con loro”. Nel 2003 la cooperativa “La Mattanza” passa di mano. “Noi restiamo soci, presidente diventa la signora Chiara Zarlocco – dice Ventrone – . L’avevo incontrata alle Maldive, le avevo parlato di Favignana e di noi tonnaroti, delle difficoltà. Lei arrivò qui promettendo la soluzione di ogni problema”. La Zarlocco si presentò come vicina al manager della Confcommercio Sergio Billè. I risultati però non sono buoni, nonostante le promesse. “Io – dice Cataldo – ho la mia casa messa all’asta per il prossimo 6 ottobre per un debito da 150 mila euro che la cooperativa non ha più pagato”. “Io – aggiunge Ventrone ­– seguirò lo stesso destino: ho una sola casa, quando me la toglieranno dove andrò ad abitare?”.

La presidente Zarlocco all’inizio sembra lei un rais, però la mattanza comincia a fermarsi. “Nel 2008 – racconta Cataldo – me ne andai perché non condividevo più le scelte”. “Anche io – dice Ventrone – feci la stessa cosa, concordando il pagamento di una liquidazione da 10 mila euro e il pagamento dei debiti contratti con la banca. Quando mi trovai davanti il contratto da firmare, in calce c’era l’aggiunta che i diritti sulle nostre immagini spettavano alla cooperativa. Feci subito cancellare quella postilla e non vidi più nulla di quanto pattuito”. Cataldo e Ventrone non passano inosservati sull’isola. I loro volti sono famosi, “siamo più fotografati di un calciatore” dicono. I turisti – che li riconoscono e vogliono parlare con loro –  “mi chiedono della mattanza – dice l’ex rais – ; io rispondo che la posso fare vedere solo in cartolina”.

Che fine ha fatto la coopertiva “La Mattanza”? La presidente Zarlocco ha cambiato settore d’interesse. In mare, invece delle muciare, sono arrivare le barche a vela, le regate, serate per vip nell’isola, sfilate di miss e contributi pubblici in gran quantità, con generali della Finanza a tante stellette spesso tra gli ospiti di riguardo delle serate. “Faccio un appello al presidente Lombardo, agli uomini di questa Sicilia per ricordarsi di noi – conclude il rais Cataldo – che abbiamo dato la vita e siamo la storia della tonnara di Favignana. Chiediamo che venga liquidato il contributo alla cooperativa e che una parte serva a saldare i debiti con le banche; gli altri soldi li possono pure dare alla signora Zarlocco; l’importante è che chi ha garantito il perpetuarsi di una secolare tradizione, come noi, non rimanga senza casa”.

Il segno dell’ingiusto abbandono dell’antica tonnara non si coglie solo nelle parole dei due tonnaroti o nelle ancore messe in fila vicino al porto, ma anche da tre antiche barche tirate in secco: erano i rimorchiatori che venivano usati per portare in mare le muciare e le reti. Il Buonaugurio, l’Aegusa e il Niobe stanno cadendo a pezzi e con loro una storia, la vita di secoli di un’intera isola. Finita pignorata.

di Rino Giacalone