Cari lettori, non si dovrebbe fare, ma la stagione tv è talmente particolare, chi va, chi viene, chi può parlare, chi invece viene imbavagliato, che questa volta scrivo anche della tv che mi riguarda: Rai3. Domenica scorsa Che tempo che fa è tornato in onda, stesso spazio, stessi protagonisti (Fazio, Littizzetto, Lagerback, Mercalli, Gramellini, Caroli), stessa formula, inalterato successo. È tornato Riccardo Iacona con una straordinaria inchiesta di Presa diretta dedicata al lavoro e alla disoccupazione. Il pubblico lo ha giustamente premiato. Nonostante il record di ascolto della partita Napoli-Milan su Sky e Mediaset Premium, Rai3, in prima serata, è stata la terza rete a un soffio da Rai1 e Canale5.

La tv non amata da B., dopo aver passato un’estate intera spenta a vantaggio de La7, nella settimana scorsa si è finalmente riaccesa (Ballarò di Floris e Chi l’ha visto? della Sciarelli hanno debuttato con ottimi ascolti), ridimensionando alcuni programmi della concorrenza che, durante l’estate, avevano maturato qualche illusione. Lunedì ho guardato l’Infedele di Gad Lerner. Che bravo giornalista! Riesce sempre a trovare una chiave di lettura diversa, mai scontata, ai problemi dell’ex Bel Paese, con ospiti fuori dal coro e soprattutto che non dicono banalità. Negli altri talk ruotano sempre gli stessi politici e gli stessi giornalisti. Fanno tristezza, ricordano una vecchia compagnia di giro. Nota dolente.

Sono sparite, mi auguro solo per il momento, Serena Dandini che, con il suo Parla con me, completava l’offerta Rai della seconda serata, e Luisella Costamagna, sostituita su La7 a In Onda da Nicola Porro (vice direttore del Giornale indagato per concorso in violenza privata sulle presunte minacce a Emma Marcegaglia), programma che aveva ideato e condotto insieme a Luca Telese per due edizioni. Due fatti che appartengono al lato oscuro della tv. Nel primo caso, quello della Dandini, il 13 giugno il cda aveva votato i palinsesti autunnali (8 voti a favore e 1 astenuto), dove risultava che Parla con me sarebbe partito il 27 settembre. Lo stesso cda, il 15 settembre, ha bocciato (5 a 4) il contratto. Cosa è cambiato in questi tre mesi? Un consigliere ha motivato il suo no perché l’appalto con la società di produzione Fandango “è in contrasto con la normativa del Codice dei contratti del 12 aprile 2006”. La trasmissione andava in onda dal 2004, perché negli anni precedenti lo stesso cda ha derogato al Codice? Il caso Costamagna ricorda quello della Sampdoria con Cassano. I migliori non si possono lasciare in tribuna.

Il Fatto Quotidiano, 21 settembre 2011