Parto da un ricordo personale. Era il 2008, all’epoca facevo parte del Comitato nazionale dei Giovani democratici – ero ancora minorenne, un peccato di gioventù. Un importante dirigente del partito ci aveva convocato a Sant’Andrea delle Fratte. Appena entrati nel suo ufficio ci venne rivolta una domanda: “Di chi siete figli?”. Lì per lì rimasi abbastanza perplesso. Stavo per rispondere “di Adriano, un ingegnere” (beata ingenuità), poi gli altri ragazzi hanno iniziato a dire, ciascuno per sé, il nome di un politico. E il dirigente annuiva, registrava, incasellava.

Questo per dire che la figliolanza politica, ancora tre anni fa, non era genetica, ma correntistica, derivata da un capo-bastone. Giusto o sbagliato che fosse (probabilmente sbagliato) il padre era politico, non biologico.

Oggi le cose sembrano cambiate. L’accelerazione del declino dell’attuale classe dirigente ha fatto sì che in politica l’espressione “figlio di” sia stata sfrondata dall’accezione metaforica, a favore del significato più materiale, più “naturale”. Almeno si eviteranno malintesi. I casi di Renzo Bossi e Cristiano Di Pietro (il Trota e la Carpa, potrebbe essere il titolo di una favola di Esopo) sono quelli più conclamati, ma non rappresentano certo delle eccezioni. Ogni partito sembra avere la sua quota, rosa o blu a seconda del fiocco.

Il Pd può vantare la 29enne Daniela Cardinale, eletta deputata nel 2008, figlia di Salvatore, ex ministro delle Comunicazioni nei governi D’Alema, Prodi e Amato. Nel coordinamento nazionale dei giovani del Fli, basta scorrere l’elenco dei cognomi per notare strane corrispondenze. Lamorte e Tatarella, tanto per citarne due, vi dicono qualcosa? E fino a qualche tempo fa c’era anche Pietro Urso, poi migrato insieme a papà Adolfo nella fondazione Fare Italia (l’unico “ursiano” che ha lasciato Fli oltre ad Urso, dicono i maligni).

Nel Pdl spicca Annagrazia Calabria, classe 1982, deputata e leader del movimento giovanile, figlia di Cynthia Alfonsi, coordinatrice regionale delle donne di Forza Italia (il padre, Luigi Calabria, è il direttore finanziario di Finmeccanica) oppure Armando Cesaro, numero uno degli Studenti per la Libertà, figlio dell’onorevole Luigi, detto “Giggino ‘a purpetta”, presidente della Provincia di Napoli. Non poteva mancare neanche l’Udc: il leader dei Giovani del partito è Gianpiero Zinzi (che è anche commissario regionale dei centristi in Campania), figlio di Domenico, deputato alla Camera e presidente della Provincia di Caserta. In questo caso la passione per i doppi incarichi è ereditaria.