Antonio Di Pietro impone la candidatura del figlio Cristiano nella lista Idv alle elezioni regionali del Molise (16 e 17 ottobre) e scoppia la polemica. A mettersi di traverso il circolo dipietrista di Termoli, che appena appreso dell’investitura del rampollo dell’ex pm (avvenuta durante la presentazione alla festa di Vasto, ndr) grida allo scandalo ed esce dal partito. Il motivo? Non solo l’insofferenza per la scelta “caduta dall’alto” a scapito del territorio, ma anche le modalità con cui essa è arrivata. Secondo i dissenzienti, infatti, per favorire l’elezione di Cristiano Di Pietro sarebbe stata studiata una lista con candidati definiti “deboli”. Una mossa che, per il circolo Idv di Termoli, ricalca quanto fatto in passato da Bossi con il figlio Renzo.

Parole dure come pietre: “La scelta del leader Idv – è scritto nella nota – appare figlia della stessa concezione familistica e privatistica che presumibilmente ha mosso il capo della Lega Nord, Umberto Bossi a candidare e a far eleggere il figlio al Consiglio Regionale della Lombardia o il presidente del Pdl Silvio Berlusconi a candidare e a far eleggere Nicole Minetti allo stesso Consiglio Regionale Lombardo”. In virtù di questa concezione, il circolo ha deciso di “interrompere la propria esperienza politica con l’Italia dei valori”, pur confermando la loro appartenenza al centrosinistra e auspicando “che le prossime elezioni regionali possano essere occasione di un reale cambiamento della politica nel Molise”.

Antonio Di Pietro, da par sua,  risponde alle accuse da La Voce del Molise: “Cristiano ha fatto e deve fare tutte le trafile, al pari degli altri – aveva detto l’ex magistrato di Mani pulite -. Non potrà mai ottenere, almeno fino a quando sarò vivo io, un posto in nome o per conto del partito, con listini e quant’altro”.  La possibilità che suo figlio fosse inserito in lista, tra l’altro, negli ambienti dell’Idv molisano girava già da tempo, tanto che Antonio Di Pietro, nella stessa intervista, ribadisce la propria concezione sulla candidabilità del rampollo. “Quando Cristiano ha chiesto di fare politica – ha spiegato il leader Idv – gli ho detto che doveva cominciare dal basso: consigliere comunale, e lo ha fatto per cinque anni chiedendo il voto sulla sua persona, poi consigliere provinciale, e lo ha fatto per cinque anni chiedendo il voto sulla sua persona, oggi per fare il consigliere regionale dovrà chiedere la fiducia sulla sua persona e sulle sue capacità. Se i cittadini gli danno il consenso vuol dire che se lo è meritato, perché il figlio del politico non deve essere avvantaggiato, ma certamente ha diritto anch’esso a misurare il proprio consenso direttamente chiedendolo ai cittadini”. A Termoli, però, non la pensano allo stesso modo: per loro si tratta di nepotismo. Punto e basta.

Non si è fatta attendere, ovviamente, la reazione di Pierpaolo Nagni, segretario regionale dell’Idv molisano, che spiega come la clamorosa decisione del circolo di Termoli sia dovuta al fatto che i vertici del partito “non hanno accettato il ricatto” dei neo fuoriusciti. “Volevano imporre il nome di un candidato che, pur sollecitato in altre circostanze elettorali a correre con Idv – ha detto Nagni –  ha sempre scelto di non voler fare nessun percorso con l’Italia dei Valori per poter conservare la sua autonomia”. Per quanto riguarda la polemica sulla composizione di una lista debole per favorire l’elezione di Cristiano Di Pietro, invece, Nagni rispedisce le accuse al mittente. “Ci spiace – ha  detto il segretario molisano – che i componenti del circolo di Termoli non abbiano letto bene i nomi che compongono la lista elettorale e si siano fermati solo a quello di Cristiano Di Pietro: infatti, a rappresentare il loro territorio per il partito c’è Antonio D’Ambrosio e non Cristiano Di Pietro. Ci rammarica, quindi, questa presa di posizione: loro sanno bene che il vero motivo dell’attacco è un altro. Attaccarsi al nome di Cristiano Di Pietro, che, tra l’altro fa politica da tanto tempo, è solo un triste tentativo di spostare l’attenzione”.

Il punto di rottura, a quanto si legge sui giornali locali, sarebbe il mancato accordo sulla candidatura dell’ex sindaco di Termoli Vincenzo Greco, di professione notaio. Per il circolo termolese dell’Idv, sarebbe stato il personaggio giusto per raccogliere consensi anche nei centri limitrofi; Greco era disponibile e in alcune occasioni anche Antonio Di Pietro lo aveva sponsorizzato, indicandolo come “l’uomo giusto per rompere e rinnovare il sistema”. Sul più bello, però, il colpo di scena, con l’ex Guardasigilli che, ignorando la volontà dei rappresentati del territorio (espressa anche con delibere ufficiali del circolo), ha preferito puntare sul figlio. “Siamo stati ignorati, completamente – fanno sapere i dissenzienti – . E Termoli ha subito un danno duplice, relegata all’emarginazione per fare spazio al figlio”. Non solo. Al posto dell’ex sindaco, Di Pietro senior ha inserito in lista Antonio D’Ambrosio, ex esponente di spicco del Pd, che in passato – a sentire il circolo Idv di Termoli – si era adoperato non poco per far finire anzitempo l’esperienza amministrativa di Vincenzo Greco. Insomma, uno smacco politico a 360 gradi. Per regolare i conti interni, si agita lo spettro del nepotismo in salsa pidiellina, ma tra i due litiganti chi gode è il centrodestra.