Una vita al servizio del clan, diviso tra arresti e affari. Ha favorito la latitanza di Vincenzo Schiavone, nipote del più noto Sandokan, arrestato nell’aprile scorso, e rappresenta la storia del clan dei Casalesi. Come imprenditore ha infatti partecipato attivamente alla lucrosa attività del traffico illecito di rifiuti (attraverso la società Ecologia 89). Si tratta di Gaetano Cerci, arrestato ieri mattina, in un’operazione della squadra mobile di Caserta in collaborazione con i Ros, su ordine della direzione distrettuale antimafia di Napoli, coordinata dall’aggiunto Federico Cafiero De Raho.

Le misure cautelari per Cerci sono state decise dal gip Egle Pilla nell’ambito delle indagini sulla latitanza di diversi esponenti dei Casalesi. Usufruiva della collaborazione di un brigadiere dei carabinieri, Nicola Zanfardino (anche lui arrestato), che all’epoca dei fatti contestati era nel comando provinciale di Napoli e gli passava informazioni. Tra i due c’era un rapporto di frequentazione, sostengono i magistrati. Zanfardino, in realtà, faceva da assistente a Cerci, definito dal gip “braccio destro, fungendo da suo autista e potenziale dipendente”. E questo nonostante Cerci fosse già stato condannato per associazione mafiosa.

L’ordinanza di custodia cautelare riassume la storia criminale di Cerci. Esponente del clan dei Casalesi, fazione di Francesco Bidognetti, alias ‘Cicciotto e mezzanotte’. Per capire la sua caratura all’interno del clan basta menzionare il coinvolgimento nello smaltimento illecito dei rifiuti tossici trasportati dalla Toscana alla Campania. Non solo. Le inchieste lo hanno inquadrato come “elemento di raccordo – si legge nell’ordinanza – tra la massoneria e la criminalità organizzata casalese tant’è che fu coinvolto nel corso dell’operazione ‘Adelphi’ scattata all’inizio degli anni Novanta assieme a Gaetano Vassallo ora noto collaboratore di giustizia”. Cerci, a inizio anni ’90, ebbe rapporti anche con Licio Gelli. Diversi pentiti hanno riferito di un coinvolgimento di Gelli nei traffici illeciti di rifiuti dal nord verso il sud. Il capo della P2, coinvolto nelle inchieste, ne è uscito sempre pulito. In un’informativa della Dia del 1997, nella quale venivano riportate identificazioni di persone viste entrare a Villa Wanda, residenza di Gelli a Castiglion Fibocchi, spunta anche il nome di Gaetano Cerci, identificato nel 1991.

Nel 1995 per Cerci arriva la condanna per associazione mafiosa poi diventata definitiva. Ma Cerci non ha smesso di delinquere: nell’agosto 2009 viene arrestato per favoreggiamento personale, con l’aggravante di aver favorito il clan dei Casalesi, in occasione della cattura di Raffaele Maccariello, alias ‘Cumpariello’. Il latitante aveva trovato rifugio nell’abitazione di Cerci e al momento degli arresti era in corso un vero e proprio summit di camorra.

Dalle carte dell’inchiesta emerge che Cerci gestiva un cantiere edile e diverse imprese, attraverso prestanomi. In una di queste attività si era impegnato per far assumere il fratello del carabiniere Zanfardino. Che, emerge dall’inchiesta, svolgeva anche il ruolo di procacciatore di droga. Zanfardino provvedeva a ripetuti sequestri di sostanze stupefacenti soprattutto nelle piazze di spaccio di Secondigliano e le cedeva Loreta Assunta, anche lei coinvolta nell’inchiesta (ora si trova ai domiciliari). Un vero e proprio mercato della droga, gestito direttamente dalla caserma. Il carabiniere favoriva non solo la donna, ma anche un parcheggiatore abusivo, che aiutava passandogli informazioni e sottoponendo a controlli altri posteggiatori. Nell’ordinanza cautelare si specifica che i reati venivano commessi dal carabiniere con altri soggetti ancora da identificare. “È evidente come nel corso della conversazione – scrive il gip in riferimento a un’intercettazione – lo Zanfardino faccia menzione dell’implicazione di altri suoi colleghi nei traffici, negli abusi e nelle omissioni da lui effettuati”.