E alla fine, i sindacati ce l’hanno fatta, come al solito. Hanno convinto migliaia di lavoratori in tutta Italia a partecipare allo sciopero generale del 6 settembre organizzato dalla Cgil, hanno convinto i lavoratori dicendo che è giusto scioperare per i propri diritti ma solo per un giorno e hanno convinto i lavoratori a perdere otto ore di stipendio, come direbbe Franco Scoglio, “ad minchiam”.

Qualche giorno prima, avevo lanciato una provocazione: anziché fare sciopero generale, mettersi tutti in malattia per un giorno. Una “malattia generale”. Certo, dichiararsi malati e non esserlo per davvero è una truffa ma almeno per una volta sarebbe rendere “pan per focaccia”, visto che per anni i vari governi, con il beneplacito dei sindacati, hanno sempre truffato i lavoratori. Ed è chiaro che, anche per la malattia, lo stipendio che viene detratto è proporzionale alla sospensione lavorativa. Ma mai quanto lo sciopero.

Adesso, non so quante persone abbiano realmente risposto alla provocazione a mezzo video mettendosi in malattia il 6 settembre. Ma proprio il giorno dello sciopero generale sono stato in mezzo ai lavoratori (nella mia città, Palermo) per conoscere le loro opinioni sull’evento che li ha visti protagonisti. I lavoratori da me intervistati hanno tutti dichiarato di essere d’accordo su questo sciopero ma non a queste condizioni. Otto ore di stipendio in meno, in questo momento di crisi, non fanno comodo per niente ai lavoratori ma solo allo Stato e alle aziende.

A Palermo, dopo il segretario generale della Cgil (del capoluogo siciliano) Maurizio Calà (con un interessante intervento sulla lotta all’evasione fiscale che restituirebbe 130 miliardi allo Stato e quindi il costo delle due manovre) e il presidente dell’Anpi, è toccato a Maurizio Landini, segretario generale della Fiom-Cgil, chiudere la manifestazione, con un attacco al governo e agli imprenditori che hanno le fabbriche in Italia e i capitali all’estero (stoccata di Landini alla Marcegaglia).

Che lo sciopero sia la forma di protesta e di lotta più giusta, non ci piove. Ma a cosa serve uno sciopero generale di otto ore che si svolge manifestando dentro una via/piazza chiusa al traffico? A queste condizioni si può essere paragonati a delle pecore che pascolano liberamente dentro un recinto ben delimitato.

E cosa abbiamo concluso? I lavoratori ci hanno rimesso otto ore di stipendio senza farsi sentire da nessuno, se non attraverso la giusta esposizione mediatica di una giornata. Ma quello che ha lasciato, più di tutto, l’amaro in bocca è stato sentire Landini (persona che stimo) dire che quello del 6 settembre non sarà l’unico sciopero generale ma il primo di una lunga serie.

A quando il prossimo?

Per il resto, io la penso come Don Andrea Gallo: “Altro che una giornata di sciopero. Dovremmo bloccare l’Italia per un mese intero”.

Ma il popolo delle etichette, dei loghi, delle bandiere di partito/movimento non lo farà mai. Ci saranno sempre sindacalisti e politici travestiti da artificieri, pronti a disinnescare il popolo che sta per esplodere.

di Tony Troja