Si chiama “American Jobs Act”. Un piano di alcune decine di pagine, che Barack Obama ha sventolato dal Rose Garden della Casa Bianca in occasione del suo ennesimo discorso sul lavoro. Circondato da insegnanti, veterani di guerra, poliziotti, piccoli imprenditori – le categorie che il suo piano dovrebbe aiutare – il presidente ha detto che il programma “rimetterà gli americani al lavoro e aiuterà l’economia in un momento di crisi nazionale”. Non poteva mancare una nuova allusione agli sforzi repubblicani per far fallire il piano: “No giochi, no politica, no ritardi: il piano va passato subito”, ha detto Obama.

L’appello di oggi fa parte di una strategia di vero e proprio marketing politico che la Casa Bianca – in un momento particolarmente difficile per Obama e i democratici – sta mettendo in atto da alcune settimane. Il presidente ha presentato il suo programma per il lavoro giovedì scorso, davanti al Congresso e in diretta televisiva. L’”American Jobs Act” – il cui valore complessivo ammonta a circa 447 miliardi di dollari – vuole rimettere in moto il mercato del lavoro grazie a una serie di tagli alle tasse – soprattutto alla payroll tax, la trattenuta sui salari -, di investimenti nelle infrastrutture e di programmi di aggiornamento e inserimento nel mondo del lavoro.

Subito dopo il discorso, venerdì scorso, Obama è partito per la Virginia, dove ha ripetuto il suo appello per una rapida approvazione del piano. Questa settimana sarà in Ohio e in North Carolina, sempre con lo stesso obiettivo. Dire agli americani quanto è urgente far passare la sua proposta. Dimostrare che per la Casa Bianca il lavoro (o meglio, la mancanza di lavoro, visto che il tasso di disoccupazione resta superiore al 9 per cento, e in certe fasce di popolazione, come gli afro-americani, sfiora il 17) resta in cima alle sue priorità.

Gli sforzi di Obama, al momento, restano soprattutto retorici. Non è chiaro infatti se e come i repubblicani, che controllano la Camera, consentiranno al piano della Casa Bianca di passare al Congresso. Le parole di Obama, giovedì scorso, hanno ricevuto un’accoglienza gentile ma comunque fredda da John Boehner, speaker della Camera, e dagli altri leader del Gop. Le difficoltà del presidente, che la settimana scorsa ha raggiunto un nuovo minimo nei suoi indici di popolarità, potrebbe convincere i repubblicani a continuare nella strategia attendista e ostruzionistica.

Dalla Casa Bianca, oggi, Obama ha spiegato che il programma per il lavoro verrà pagato con una progressiva riduzione del deficit americano. E uno dei modi per ridurlo, ha ripetuto Obama, è far pagare più tasse ai ricchi. “I ricchi e le aziende devono pagare il giusto con le tasse – ha detto il presidente -. E gli americani non dispongono del lusso di poter attendere le prossime elezioni, che sono fra 14 mesi”. L’ipotesi di un rialzo delle tasse per i più ricchi incontra comunque l’ostilità decisa dei repubblicani, e ha quindi pochissime probabilità di passare, almeno prima delle elezioni presidenziali del novembre 2012.

Oltre a un taglio della payroll tax, e a incentivi per gli imprenditori che assumono a tempo indeterminato, il piano di stimoli all’occupazione di Obama prevede altri 49 miliardi in sussidi di disoccupazione; 60 miliardi di spese nelle infrastrutture (soprattutto il rifacimento di strade e ponti); 25 miliardi per l’ammodernamento delle scuole, e 35 miliardi per gli stipendi di insegnanti e agenti di polizia.