Il signor Rachman, dentista di nazionalità polacca, difficilmente poteva prevedere il futuro di suo figlio Perec, nato nel 1919. La seconda guerra mondiale portò il giovane Perec prima in un campo prigionieri nazista, e in seguito in uno campo lavorativo sovietico, in Siberia, dove fu ripetutamente torturato. Nel ’41, con la dichiarazione di guerra della Germania alla Russia, si unì alle forze alleate e si ritrovò a combattere prima in Medio Oriente e poi in Italia, dove rimase fino al 1946. Dopo tanto peregrinare, trovò finalmente fissa dimora in Inghilterra, a Londra.

Doveva essere uno dalle pelle dura Perec, che – diventato cittadino britannico – si faceva chiamare Peter.

Nell’immediato dopoguerra, tirò su un impero immobiliare nell’ovest di Londra, molto vicino al centro, in un’area allora considerata tra le più malfamate. Si trattava di Notting Hill, oggi una delle aree più benestanti della città, ma all’epoca ricca solo di case fatiscenti, crimine e prostituzione.

Con metodi poco ortodossi, Perec “Peter” Rachman riuscì a cacciare dalle sue proprietà quegli inquilini che godevano di contratti agevolati. A quel punto fu libero e ben felice di fissare i prezzi a livelli da strozzino. Le sue pratiche gli fruttarono non solo soldi, ma anche una nuova parola nel dizionario inglese: il rachmanismo, termine con cui si indica ancora oggi il comportamento senza scrupoli dei proprietari di case. Ad accettare quelle condizioni indecenti furono migliaia di persone della comunità afro-caraibica, che per questioni razziali e di ceto sociale, faticavano a trovare alloggi altrove. Così tra gli anni ’50 e ’60 iniziarono in massa a popolare Notting Hill.

Il multiculturalismo non è sempre stato e forse non sarà mai accettato da tutti. Tant’è che in quegli anni, gruppi conservatori e agitatori politici si sgolavano invocando una Gran Bretagna bianca. Si unì al coro anche un’ampia fetta di giovani, passati alla storia come i Teddy Boys. Il loro look era inconfondibilmente rock ‘n’ roll anni ’50, con tanto di capelli impomatati e giacche sgargianti. Quella dei Teddy Boys fu anche la prima sottocultura in Inghilterra a coinvolgere gli adolescenti e a sdoganare le grinfie del mercato su di loro. Un’altra caratteristica, pertinente in questo caso era l’essere bianchi. Di Teddy Boys neri infatti, non se n’è mai visto nessuno. E se ce ne fosse stato uno, avrebbe forse tentato di fermare un gruppo di suoi simili che il 30 agosto 1958 assalì Majbritt Johnson, una donna svedese, rea di essere sposata con un uomo giamaicano.

La polizia intervenne in soccorso della donna e l’affare sembrò finire lì. Ma la tensione accumulata negli ultimi anni decise di esplodere. La notte seguente una folla di 300 persone, perlopiù composta da impomatati Teddy Boys, prese d’assalto le case di residenti giamaicani. I disordini proseguirono per altre cinque notti, la polizia arrestò più di 100 persone, e una donna di nome Claudia Jones incominciò a pensare a una contromisura che non implicasse finire in galera per quindici anni. La signora Jones non era neanche inglese, era nata nella isola caraibica di Trinidad, ma dagli 8 ai 40 anni aveva vissuto negli Stati Uniti. Ci sarebbe anche rimasta se non fosse stata deportata nel 1955 per il suo attivismo comunista. Dall’altro lato dell’Oceano, del resto, era tempo di Maccartismo, e forse fu fortunata a ottenere asilo in Inghilterra.

A differenza di Perec “Peter” Rachmann, tuttavia, Claudia non si mise a fare l’affittacamere strozzina. Preferì piuttosto continuare con il suo impegno politico. Oggi è ricordata come l’anima dell’organizzazione di un evento artistico che puntava a celebrare l’orgoglio e la cultura della comunià afro-caraibica. Così, quasi un anno dopo le rivolte a sfondo razzista, il carnevale di Notting Hill sfilò per la prima volta lungo le vie del quartiere. Era il lontano 1959, ma Londra muoveva già i suoi primi passi verso la realtà multietnica che oggi è diventata.

di Roberto Valussi, giornalista freelance a Londra