Quando piove Atrani trema. Una paura che è entrata nel dna del minuscolo borgo di mare della costiera amalfitana, in provincia di Salerno. Il più piccolo del Sud coi suoi 0,20 chilometri quadrati, secondo in Italia in questa speciale classifica dopo Fiera di Primiero. Paese in piena zona rossa per il rischio frane e alluvioni, Atrani ha pagato un tributo di sangue altissimo alla furia della natura e all’incuria dell’uomo. Oggi è il primo anniversario della morte della 19enne Francesca Mansi. Lavorava al bar ‘La Risacca’, un locale di piazza Umberto I, in pieno centro, quando venne sorpresa e travolta dalla colata di fango prodotta dall’esondazione del torrente Dragone, una lingua d’acqua lunga 11 chilometri che scende da Ravello e Scala e attraversa il corso principale del paese come una vena sotto la pelle. Il corpo di Francesca fu trascinato in mare e ritrovato solo dopo quasi un mese a Panarea. Il 2 gennaio del 2010 un masso staccato dal costone sovrastante precipitò sul ristorante ‘Zaccaria’, uccidendo lo chef Carmine Abate. Il 28 agosto del 1984 un’alluvione costò la vita a Vincenzo Parrocchia, affogato nella melma mentre cercava di mettere al riparo la sua barca. E solo per un caso fortunato l’alluvione del 14 settembre 1988, che come quella dell’anno scorso scaraventò in spiaggia decine di automobili e fece ingenti danni, si concluse senza vittime.

E allora venitelo a spiegare voi ai 912 cittadini di Atrani che a causa dei continui tagli del governo Berlusconi il comune non può permettersi un ingegnere a tempo pieno e nemmeno un geometra. Tecnici che servirebbero come il pane per fare da prima sentinella delle situazioni di potenziale pericolo e per intensificare i sopralluoghi contro l’abusivismo e il consumo del suolo, che sono la prima causa del dissesto idrogeologico. “Un ingegnere lo abbiamo – spiega il sindaco Nicola Carrano – ma è in convenzione e lavora per noi solo tre giorni a settimana”. Il geometra, invece, non c’è proprio, tra i sei dipendenti di un comune con un bilancio di circa un milione di euro di spese correnti (“in questo momento – dice Carrano – in cassa ci sono solo 1.500 euro”). L’organigramma pubblico ha la panchina cortissima: due vigili urbani, un cuoco per la mensa della scuola dell’obbligo, una persona all’ufficio anagrafe, una al protocollo, una all’area finanziaria. Stop. “Sono sindaco dal 2004 e ho avvertito con chiarezza l’impoverimento del Comune tra il mio primo e il secondo mandato – prosegue Carrano – e quindi saremo costretti a tagliare o ridurre servizi essenziali, come l’assistenza domiciliare agli anziani, in un paese dall’età media molto alta, dove i giovani appena possono vanno via per studiare o far carriera altrove. E non so se riuscirò a trovare le risorse per la mensa della scuola elementare”.

Poteva andar peggio. Nella prima versione della manovra, Atrani doveva essere cancellata. Insieme agli altri 1.962 comuni con meno di mille abitanti. “Apprendemmo la notizia con un senso di scoramento – ricorda il sindaco – dopo tutto quello che c’era successo, ci capitava anche questa. Senza nemmeno spiegarci se ci avrebbero accorpato ad Agerola, che però è in provincia di Napoli, o a Furore. Con Atrani avrebbero cancellato una storia millenaria, senza capire che la vera forza dell’Italia sono i piccoli comuni come il nostro”. Che fanno innamorare i registi di mezzo mondo, attirati da un’architettura e da un paesaggio che sembrano cartoline in bianco e nero. Ad Atrani, solo negli ultimi anni, sono stati girati importanti spot pubblicitari – Unicredit, Acqua Lilia – e il film ‘Le Seduttrici’, produzione hollywoodiana con protagonista una giovanissima Scarlett Johansonn, storia tratta da una commedia di Oscar Wilde ambientata negli anni ’30.

Sulla spiaggia due stabilimenti balneari noleggiano ombrelloni e lettini a prezzi abbordabili, il borgo è stato ripulito da cima a fondo e non mostra ferite visibili. Ma come si usa dire da queste parti, senza soldi non si cantano messe. E senza soldi non si risolve la paura di nuove alluvioni, e tantomeno riesci ad allestire una squadra di Protezione Civile, che si fonda sul volontariato, certo, ma ha bisogno di auto, pettorine, strumenti, in una parola, di fondi che il comune non ha. “E’ trascorso un anno dalla morte di Francesca ma in termini di sicurezza non è cambiato nulla”, denuncia Gino Amato del comitato Sos Torrente Dragone, nato otto anni fa, “in tempi non sospetti”. “Rischiamo di essere travolti da un’alluvione esattamente come l’anno scorso – sostiene Amato – gli atranesi non hanno ricevuto istruzioni su come comportarsi e su eventuali piani di evacuazione che non ci sono. Negli anni scorsi il comitato, il comune di Atrani e quelli limitrofi lavorarono a un protocollo per garantire un monitoraggio del fiume e delle acque pluviali, la manutenzione dell’alveo, creare una squadra di volontari di Protezione Civile per ogni comune attraversato dal Dragone. Il protocollo si smarrì. E ci sarebbero circa 40mila euro donati da un’associazione di Amalfi, raccolti in seguito alla morte di Francesca. Ma sono fermi su un conto corrente comunale. Mancano gli atti che ne definiscano l’utilizzo”.