Basta un dato per capire come lo stato confusionale, che alberga ormai da mesi nella testa del presidente del Consiglio, abbia irrimediabilmente contagiato tutto il governo. Alle 16.31 le agenzie di stampa battono una nota di Palazzo Chigi. Vengono annunciati il voto di fiducia, l’aumento di un punto dell’Iva, gli interventi sulle pensioni delle donne, e l’istituzione di “un contributo del 3%” per chi dichiara un reddito superiore ai 500.000 euro.

Alle 19,46, quando ormai è chiaro che il risultato dell’operazione supertassa ai ricchi è quasi nullo – riguarda solo 11mila contribuenti e porterà nelle casse dello Stato poco più di 35 milioni di euro – il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, lancia il contrordine. Sarà tassato, dice, chi ha un imponibile superiore ai 300.000 euro. Le entrate previste restano poca roba (80 milioni circa). Ma, visto che l’aumento dell’Iva e i tagli agli enti locali colpiscono i più deboli, l’esecutivo può tentare di far credere che questa volta paga anche chi sta meglio. Sempre che La Russa non abbia preso un abbaglio. Nel momento in cui scriviamo, infatti, il comunicato ufficiale pubblicato sul sito del governo continua a parlare di 500mila euro.

Ma, in fondo, è quasi ininfluente sapere come sono andate esattamente le cose. Di sicuro c’è che la manovra è iniqua (non colpisce la Casta e chi evade il fisco), carica di effetti recessivi e soprattutto insufficiente. Anche Palazzo Chigi lo sa, ma non si scompone.

Intanto l’interesse del premier e quello della sua maggioranza è uno solo: resistere.

Berlusconi vuole restare in sella un po’ per psichiatrico puntiglio e molto per timore. Niente di veramente nuovo. Il suo problema, anzi la sua grande ossessione è quella di sempre: la magistratura e le indagini giudiziarie. Il Cavaliere pensa di essere ormai arrivato allo scontro finale e ritiene che solo continuando ad essere presidente del Consiglio potrà se non vincere, almeno trovare una via di uscita.

Nuovo invece è quello che accade in larghi settori della maggioranza. Anche loro, è vero, vogliono resistere. Ma paradossalmente non hanno più l’obbiettivo di mantenere per sempre il vecchio Cavaliere sulla sua poltrona. La missione (impossibile?) che si sono dati è un’altra. Avere il tempo per trovare qualcuno, magari un tecnico, che lo sostituisca. Per poi farlo governare fino alla scadenza naturale della legislatura.

I parlamentari di Pdl, Lega e ancor più quelli dei cosiddetti Responsabili si rendono infatti benissimo conto che in queste condizioni quasi la metà di loro non sarà rieletta. Così in molti vorrebbero far decantare la situazione. Come? Passando la palla nelle mani di un nuovo premier che faccia dimenticare il vecchio. E che, sopratutto, approvi una terza manovra (quella vera, presto di nuovo richiesta dai mercati) e una riforma elettorale anche con il voto di centrosinistra e terzo polo.

A quel punto, nel 2013, forse (lo sperano) qualcosa sarà cambiato. Qualche italiano potrebbe persino aver scordato il loro disastro. La partita, almeno in teoria, se la potrebbero rigiocare. E se poi le elezioni andranno lo stesso male, non importa. A partire dai 4 anni e 6 mesi di legislatura scatta, pure per chi finora non ne ha avuto diritto (circa 400 parlamentari), il vitalizio.

Da quel giorno tutti nel Palazzo potranno davvero respirare. Gli altri, quelli fuori, no. Ma questo, ovviamente, è solo un dettaglio.