L'attivista Hanna Hazare durante il digiuno

Una folla coloratissima di almeno 50 mila persone ha assistito stamattina alla sospensione dello sciopero della fame di Anna Hazare, annunciata ieri sera. Nonostante i 13 giorni di digiuno, l’uomo è apparso in buone condizioni e ancora in grado di arringare la folla: “Il Parlamento del popolo è stato più forte del Parlamento di Delhi”, ha detto, riferendosi alle condizioni accettate ieri dalla Camera bassa indiana che ha approvato una mozione in appoggio ai cambiamenti legislativi proposti dall’attivita 74enne. Verranno dati più poteri all’autorità contro la corruzione (chiamata Lokpal), verrà tolta l’immunità al primo ministro, ad alcuni giudici e autorità del governo. Verranno inoltre creati meccanismi anticorruzione in tutti gli Stati indiani e così come sarà redatta una carta sui diritti del cittadino.

La spianata del Ramlila, dove si è tenuto il digiuno, a mala pena è riuscita a contenere la marea di bandiere tricolori e di “Gandhi cap”, il copricapo a bustina con la scritta “Io sono Anna” diventato il simbolo della protesta anti corruzione. Fin dal mattino presto una fiumana di famiglie con bambini, pensionati, commercianti, studenti e perfino “sadhu”, i santoni coperti di cenere, sono confluiti a piedi, in risciò a pedali o con caroselli festanti di auto e motociclette. A poco è servito il cordone di polizia, in molti casi la folla ha rimosso le barriere.

Quando l’attivista, seduto a gambe incrociate su un materasso bianco e circondato dai suoi collaboratori, ha portato alle labbra un bicchiere con una bevanda al cocco e miele offerto da una bambina “intoccabile” e da una musulmana, si è levata una vera e propria ovazione dall’enorme spazio aperto. Subito dopo l’uomo è stato portato in ospedale dove rimarrà in osservazione per almeno 24 ore. Il suo gesto aveva indotto il popolo a paragonarlo al Mahatma Gandhi. Hazare era anche stato arrestato e rilasciato dopo tre giorni con il permesso di portare avanti lo sciopero della fame.