Un’imposta ordinaria sulle grandi ricchezze, sul modello francese, sulla quota che eccede gli 800 mila euro; un’imposta straordinaria sui grandi immobili, con aliquota fissa dell’1%; ma anche un fondo per la crescita e l’innovazione che punti al sostegno della politica industriale per il Mezzogiorno, all’aumento della spesa in ricerca e sviluppo e a un piano per l’occupazione. Sono i cardini della contromanovra che la Cgil presenterà oggi in un’audizione in commissione Bilancio del Senato. I saldi resterebbero invariati rispetto la decreto approvato dal governo, ma con “maggiore equità” e anticipando al 2013 il pareggio del bilancio. E la proposta del sindacato maggiore arriva poche ore dopo la ricetta in dieci punti presentata dal Pd, che rilancia la ritassazione dei capitali scudati, mentre Confindustria si schiera contro la supertassa ai ricchi e la Robin tax, puntando sulla revisione del sistema pensionistico e sull’aumento dell’Iva. Il Pdl fa pressione per alzare il tetto del reddito per la tassa di solidarietà, portandolo a 200mila euro, con un’imposizione fissa del 5%.

CGIL: “TASSARE CHI EVADE E NIENTE VENDETTE CONTRO IL LAVORO” – ”Paghiamo tutti un contributo di solidarietà, ma che sia in ragione della capacità contributiva, in proporzione a redditi e patrimoni”, ha chiarito Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, intervenuta ieri a un presidio organizzato dal sindacato in piazza Navona, a pochi passo dal Senato, dove le commissioni competenti hanno cominciato a esaminare la manovra. Il contributo deve essere sborsato anche dagli evasori, sostiene Camusso, che propone “un’imposizione aggiuntiva del 15% sui capitali già sanati con lo scudo fiscale”. Quanto ai beni ecclesiastici, ecco la linea della Cgil: “Paghino anche quelli per uso commerciale del Vaticano, perché va difeso e rispettato il culto di tutte le religioni e non solo di alcune”.

Non manca un duro accenno all’articolo 8 del decreto, quello che prevede deroghe alla contrattazione collettiva e allo Statuto dei lavoratori. Camusso sfida il presidente della Fiat John Elkann: “Se tiene all’unità del Paese, faccia un gesto nobile: dica al Parlamento che l’articolo 8 non lo vuole, non gli serve ed è incostituzionale”. Il decreto governativo, secondo il segretario generale, contiene “vere e proprie vendette verso il lavoro, la sua dignità, i suoi diritti, la sua memoria”. Norme come quelle che eliminano i licenziamenti senza giusta causa “non portano nessun beneficio al Paese e creano molti problemi ai lavoratori e al sistema delle relazioni sindacali. Il governo vuole vendicarsi e cambiare la natura del Paese”.

Nessuna ragione, quindi, per recedere dallo sciopero generale indetto per il 6 settembre, molto criticato dall’area governativa come “un danno” per l’Italia. E’ invece una mossa “necessaria”, sostiene il segretario, “per cambiare questa manovra e il segno sociale”. L’iniziativa sarà articolata in “cento manifestazioni territoriali” in tutta Italia. Susanna Camusso tira anche una stoccata alle altre due sigle confederali, che non aderiscono alla mobilitazione: “Penso che Cisl e Uil sbaglino, che stiano subendo il fascino di questo Governo e pensano poco a come cambiare questa manovra”. A stretto giro di posta la replica degli interessati: “Non intendo in nessun modo commentare questo tipo di battute”, si limita a dire il segretario della Uil Luigi Angeletti. E così la Cisl, per bocca del segretario generale aggiunto Giorgio Santini: “Alle offese non rispondo”.

CONFINDUSTRIA: “NIENTE SUPERTASSA AI RICCHI” – ”La manovra va migliorata per renderla più credibile e per rafforzare le misure a sostegno della crescita”, sottolinea il direttore generale di Confindustria, Giampaolo Galli, in audizione oggi al Senato. Galli chiede che venga eliminata la Robin Tax e che vengano superate le pensioni di anzianità e anticipato al 2012 l’aumento dell’eta pensionabile per le donne nel privato. Queste misure, secondo Confindustria, produrrebbero assieme a un ritocco dell’Iva e alla lotta all’evasione un risparmio di 15 miliardi di euro. Il presidente Emma Marcegaglia, intervistata ieri da Repubblica, si schiera poi contro una “supertassa” ai ricchi sul modello che si sta discutendo in Francia. “Da noi servirebbe soltanto a far pagare di più chi le tasse le paga già con un prelievo che complessivamente ormnai sfiora il 50 per cento” E “a differenza della Francia abbiamo uno Stato inefficiente e sprecone”. Non passa neppure il contributo di soilidarietà: “Sono totalmente in disaccordo, chi prende 90 mila euro, soprattutto se ha figli a carico, non è ricco”.

Bocciata anche la Robin Tax (di cui invece la Commissione industria del Senato suggerisce l’estensione “ad altri settori regolati”, come le telecomunicazioni) e l’eventuale prelievo bis sui capitali scudati, che la presidente degli industriali italiani giudica “incostituzionale”, senza ulteriori dettagli. Le alternative? Sì ad accelerare “il superamento delle pensioni di anzianità in cambio di una graduale riduzione dl carico contributivo, a cominciare da quello sui lavoratori più giovani”. E sì all’aumento di un punto dell’Iva, tema caldo del dibattito sula manovra, “dal 20 a le 21 per cento”. Un provvedimento che vede però contrario l’amministratore delegato della principale industria privata italiana, la Fiat: “Qualsiasi aumento delle tasse avrà un impatto sull’auto e sui consumi”, ha detto in proposito Sergio Marchionne, intervenuto al meeting di Cl a Rimini. Si registra però un’apertura all’imposta patrimoniale, confermata  dal direttore generale di Confindustria Gianpaolo Galli. “Abbiamo dato la nostra disponibilità a ragionare su una tassazione ordinaria sul patrimonio immobiliare”.

PD: “RITASSARE I CAPITALI SCUDATI” – L’aumento dell’Iva suscita però “forti perplessità” nel Pd, dice il segretario Pierluigi Bersani. L’innalzamento anche di 1 solo punto percentuale dell’Iva sui prodotti alimentari, calcola in proposito il Centro Studi di Federalimentare, comporterebbe un aumento di spesa per la famiglia media italiana di 50 centesimi al giorno. Il Pd ha messo a punto ieri la sua contromanovra in attesa di trasformarla in emendamenti parlamentari. Sono dieci proposte all’insegna della lotta all’evasione, della tassa bis agli scudati della parziale dismissione del patrimonio immobiliare pubblico e del taglio dei costi della politica. Bersani raccoglie il plauso di uno storico ministro delle Finanze, il socialista Rino Formica. Che fornisce un suggerimento pratico: “L’Agenzia delle entrate e tutte le esattorie possiedono gli elenchi di tutti i condonati: basterebbe prendere quelli di fascia medio-alta (società e persone fisiche) e imporre un contributo di solidarieta del 5-10% sull’ultima dichiarazione, con esclusione dei bottegai, artigiani e piccole imprese”.

La guerra agli evasori continua a essere un tema di fondo in vista delle modifiche che il parlamento apporterà alla manovra licenziata dal governo, ed è al centro di diverse proposte alternative. Anzi, è ”la vera questione morale di oggi”, scrive il settimanale cattolico Famiglia cristiana. La proposta di un nuovo condono “tombale”, avanzata dai parlamentari del Pdl Amedeo Labocetta e Antonio Mazzocchi, riceve una stizzita bocciatura dal capogruppo Maurizio Gasparri: ”Noi non condividiamo l’ipotesi di nuovi condoni”. Intanto l’Unione inquilini suggerisce provvedimenti “a costo zero” per stanare l’ampio “nero” del settore immobiliare: rendere obbligatoria la tracciabilità di tutti gli affitti versati dagli inquilini di qualunque importo. In altre parole, mai più affitti pagati in contanti.

ANCI: “TAGLI AI COMUNI? ZERO RISPARMIO” – Continua la lotta per la sopravvivenza degli enti locali minori. ”In una manovra che nel prossimo anno sarà di 25,7 miliardi di euro l’incidenza del taglio alla democrazia nei piccoli Comuni sarebbe solo dello 0,023%”, sostiene l’Associazione nazionale dei Piccoli comuni italiani (Anpci). I Comuni che potrebbero finire accorpati in base al decreto governativo, afferma l’Anpci, sono 1.963 (il 71,2% sono Comuni montani).

Nella “migliore delle ipotesi” lo Stato risparmierebbe “circa 11,6 milioni di euro”, meno del costo annuo di 27 deputati. Ma in realtà, “visto che oltre il 50% degli amministratori dei piccoli Comuni rinunciano alle loro indennità, il risparmio reale ammonterebbe a 5,8 milioni di euro, meno del costo annuo di 13,5 deputati”. Le poltrone destinate a saltare, infatti, sarebbero “17.667 e non 50 mila come dichiarato dal premier Silvio Berlusconi durante la conferenza stampa del 12 agosto”. Su questo fronte si muove la Lega nord: “Il ministro Calderoli stalavorando a una serie di emendamenti che garantiranno il diritto di rappresentanza anche per gli enti locali con pochissimi abitanti”, assicura su La Stampa il Presidente della Regione Piemonte Roberto Cota.

“REGOLARIZZARE GLI IMMIGRATI FRUTTEREBBE TRE MILIARDI” – Infine, una proposta inedita arriva dal sito Stranieriinitalia.it, che parla di  “un tesoretto sfuggito a Tremonti”. Vale a dire tre miliardi di euro che potrebbero derivare dalla regolarizzazione dei lavoratori immigrati senza permesso di soggiorno. Sarebbero almeno 500 mila gli irregolari “che non vedono l’ora di uscire alla luce del sole”. Anche pagando un contributo di 500 euro, suggerisce Stranieriinitalia.it, che frutterebbe subito duecentocinquanta milioni. E mezzo milione di nuovi contribuenti, che porterebbero nella casse dell Stato “tre miliardi di euro ogni anno”.