È il giorno di Sergio Marchionne. Dopo l’arrivo a sorpresa di domenica, torna al meeting di Rimini l’amministratore delegato della Fiat. Critica l’aumento delle tasse e apre sulla patrimoniale. Ma soprattutto fa una dichiarazione elettorale. Se Luca Cordero di Montezemolo scenderà in campo, l’appoggio di Marchionne ci sarà. “L’ho sconsigliato”, ha detto, “ma io starei comunque dalla sua parte”.

È sempre quel Marchionne, lo stesso che lo scorso gennaio incassò, e ben volentieri, l’appoggio del governo Berlusconi sul referendum di Mirafiori. Lo stesso che un mese dopo, in una riunione tra i vertici del Lingotto e l’esecutivo, confermò l’intenzione di proseguire gli obiettivi di sviluppo della Fiat e di fare restare il cuore saldamente in Italia. Lo stesso che portò l’esecutivo a confermare l’intento di realizzare le migliori condizioni di competitività perché gli investimenti previsti in Italia potessero raggiungere il più alto risultato rispetto ai concorrenti. Ed ora? L’amministratore delegato della Fiat ha voltato le spalle a Silvio Berlusconi e al suo governo.

Proprio nel giorno in cui arriva al meeting di Rimini il delfino del Premier. Il segretario del Pdl, Angelino Alfano, che parla ai cronisti a soli duecento metri da Marchionne. “Ho un grandissimo rispetto per Luca” dice l’ad della Fiat, “abbiamo lavorato insieme tantissimo. Ha fatto un lavoro straordinario con la Ferrari. So che a livello internazionale è conosciuto, ha una grandissima credibilità come personaggio”. E aggiunge: “ha la capacità di crearsi intorno una grandissima squadra in grado di vincere e l’Italia ha bisogno anche di questo”.

Marchionne ha replicato, poi, a chi gli chiedeva se un possibile aumento dell’iva potesse avere effetti su un mercato dell’auto apparso non troppo brillante nelle ultime settimane: “Qualsiasi aumento delle tasse avrà un impatto sulle aiuto e sui consumi”, dichiara. E non risponde direttamente alla proposta di Luca Cordero di Montezemolo di una sorta di patrimoniale per i più ricchi: “chiedetelo a Montezemolo” dichiara in prima battuta, per poi dirsi “disposto a fare qualsiasi cosa per aiutare, se l’obiettivo è chiaro”.

Nel corso della mattina si è presentato al meeting anche l’ex guardasigilli: “Al termine della manovra l’Italia uscirà rafforzata. Sono certo che a fine manovra saremo più solidi”. È un Angelino Alfano sereno e fiducioso, affiancato da un Roberto Formigoni che ha voglia di apparire davanti alle telecamere e spintona per sistemarsi alla destra del segretario di partito.

Ma nonostante Alfano dica di non avere “pregiudiziali verso sinistra e terzo polo”, non sembra voglia aprire alle proposte avanzate dal Pd. E sullo sciopero generale indetto dalla Cgil non usa mezzi termini: “non è per i lavoratori, né per gli italiani. È ideologico, contro Berlusconi e il nostro governo”.

Il segretario del Pdl spazia dalla manovra economica al lavoro per i giovani, passando per lo sciopero indetto dalla Cgil. Alfano è convinto che questa manovra possa aiutare i giovani “che hanno difficoltà a trovare lavoro, per assicurare loro una pensione”. “In parlamento – continua – abbiamo un mese per valutare le proposte che si faranno emergere e dobbiamo trovare un’intesa che valorizzi il bene del paese”.

Rispetto alle altre forze politiche “non abbiamo pregiudiziali”. Per Alfano “il confronto non deve essere ideologico, ma deve guardare al bene degli italiani”. “L’Europa necessitava di una manovra italiana e questo Paese senza una manovra tra qualche mese si sarebbe trovato peggio”.

Ma sulle proposte del Partito Democratico il segretario Pdl ammette che “ci sono molte ombre e qualche proposta da studiare e valutare”, non andando però oltre. “Se si lavora pensando al bene degli italiani – aggiunge – e non alle guerre tra coalizione il lavoro sarà migliore”.

Guerre che a detta sua sono già in atto. Si riferisce allo sciopero generale indetto dalla Cgil, considerato “uno sciopero non per i lavoratori né per gli italiani”, ma “ideologico, contro Berlusconi e il nostro governo”. Mentre “apprezzabile è il comportamento di Cisl e Uil, che difendono gli interessi dei loro iscritti, ma lo fanno guardando al sistema Paese, in una crisi mondiale che vede protagonista anche l’Italia”.

Affianco ad Angelino Alfano fa capolino, spintonando fra telecamere e taccuini, anche Roberto Formigoni, presidente della regione Lombardia, che poco prima aveva dichiarato che il segretario Pdl “ha il compito di portare a unità le proposte degli alleati di governo. Sta lavorando soprattutto sulle pensioni non per diminuirle ma per aumentare l’età pensionabile allineando l’Italia all’Ue e ridurre le tasse ai cittadini e agli enti locali”. “Questa manovra – prosegue Formigoni – va fatta nell’interesse del paese”. E riferendosi agli attriti fra Lega e Pdl, il presidente della Lombardia sottolinea che “occorre che il Carroccio accetti di ragionare e non si limiti a dire solo dei no”.

Insomma, il tema centrale è ovviamente la manovra economica. “Una manovra che vuole assicurare i risparmi degli italiani e dare un aiuto all’Italia” dice Alfano. E Formigoni vede “certamente con favore avanzare da parte dell’Udc delle proposte interessanti. Su questo vogliamo dialogare”. Ma di sicuro dialogo non ci sarà sul regime di favore per la chiesa cattolica, che per Formigoni semplicemente “non esiste”: “ci sono – afferma – esenzioni per il noprofit e per chi fa attività assistenziale e caritativa. Non esiste alcun regime di favore per la chiesa cattolica”. “Non capisco – conclude Formigoni – queste posizioni dal sapore vetero-ottocentesco”.

Intanto il presidente della Fiat, John Elkann, al convegno “Quali certezze in un mondo incerto?”, parla della sua esperienza al Lingotto vissuta con Sergio Marchionne: “Le tempeste passano – afferma -, è una lezione che ho imparato e quello che è importante è che quando c’è una tempesta bisogna saperla attraversare”. “Era una situazione assolutamente incerta – continua – nessuno ci credeva, si pensava che la Fiat non ce l’avrebbe fatta. Io tutto questo l’ho vissuto e la lezione che ho imparato è che le tempeste passano”.

L’impresa familiare è di per sé “prudente e più conservativa -continua Elkann – e nelle fortissime turbolenze finanziarie che abbiamo vissuto nell’ultimo decennio la prudenza è stata premiata dai mercati”. Per il giovane presidente Fiat possono esserci “limiti in questa struttura proprietaria quando entra in gioco il nepotismo o quando non si punta sul merito, ma se si instaura un circuito virtuoso, si ottengono grandissimi risultati”. Poi conferma che “la Fiat continuerà a fare automobili”. E precisa che bisogna vedere “se l’Italia vuole fare automobili. Vedere se c’è chi vuole fare auto come vuole fare la Fiat”.