C’è chi, dopo una vita artistica passata a rincorrere il successo e musiche d’oltreoceano, riscopre e recupera le proprie radici, spesso come ripiego, raramente per maturità. E chi invece, come Enzo Gragnaniello, non ha nulla da recuperare perché è le radici di una terra che si rinnova e vive attraverso la sua arte.

Radici (Edel, 2011) oltre ad essere il titolo del suo ultimo lavoro discografico è anche il titolo di un film a lui dedicato dal regista e sceneggiatore Carlo Luglio: “Ho pensato di lavorare su Enzo quando tre anni fa ho visto un suo video tratto da ‘L’erba cattiva’. Da quel momento, conoscendolo poi di persona, ho iniziato a cogliere in lui tutti gli elementi di un autore e un grande musicista che va oltre i canoni di qualsiasi interprete del sound mediterraneo.

Senza esagerare, mi sembra che Enzo non racconti, ma sia egli stesso l’anima più profonda di Napoli. La sua rabbia, la sua malinconia, la sua stessa poesia e fantasia, il disagio, l’inquietudine e il dolore. Ma pure il riscatto e la sua energia universale. Così come un Leonard Cohen o un Tom Waits, Enzo meriterebbe il posto che gli spetta tra i poeti cosmopoliti.”

Il film, prodotto da Gaetano Di Vaio, Pietro Pizzimento e Fabio Gargano per la casa Figli del Bronx, è un viaggio musicale e onirico in cui si ripercorrono i luoghi magici, mitologici e storici della sirena Partenope. Un film arricchito da immagini di repertorio di una Napoli del dopo guerra e scandito dal ritmo e dalla poesia verace di un artista sanguigno. Ad accompagnare Gragnaniello, gli amici di sempre e grandi nomi della scena musicale e artistica napoletana come James Senese, Franco Del prete, Riccardo Veno, Piero Gallo, Tony Cercola e attori come Enzo Moscato, Ida Di Benedetto e Maria Luisa Santella.

Enzo Gragnaniello continua a vivere, per scelta, lì dove è nato, ai quartieri spagnoli. Non è mai andato via da Napoli e, soprattutto, non ha mai smesso di cantarla, anche quando ha scritto per Andrea Bocelli, Roberto Murolo, Mia Martini e ha cantato in italiano sul palco dell’Ariston. Gragnaniello è uno sciamano, un artigiano della musica capace di trasformare le parole e la voce antica della sua città, un balsamo per alleviare e curare le ferite di un popolo martoriato da secoli di ingiustizie.

Un film necessario per ringraziare chi, con umiltà e coerenza, risale la corrente dell’omologazione musicale italiana, continuando a regalare emozioni, perché come spiega il regista, “le ‘Radici’ che ci accomunano e che si espandono in tutte le loro sfaccettature attraverso le sonorità di Enzo, segnano un sussulto controcorrente rispetto alla rappresentazione stereotipata o terzomondista della nostra realtà che, certo, ha luogo, ma che stimola un’insana ‘passione’ in chi si fionda da ogni latitudine con l’intento di volerci rappresentare. Ci hanno colonizzato da secoli e ormai lo siamo fino alle mutande, ma il suono della nostra anima ancora no.”

Il film sarà a Venezia il 3 Settembre, mentre il 9 sarà presentato ufficialmente a Napoli, con un concerto dell’artista, nella bellissima scenografia del Parco del Poggio ai colli Aminei.