La democrazia si difende con le ricevute, soprattutto con quelle elettroniche che lasciano la tracciabilità. Se non si fa questo il Paese sarà sempre disastrato a causa dell’evasione fiscale”. È un velato pessimismo quello dell’ex Presidente del Consiglio, Romano Prodi, che intervistato a Radio 24 dopo il varo della manovra economica d’emergenza degli scorsi giorni da parte del governo Berlusconi, traccia un quadro severo di questo esecutivo, dipinto come diviso e sempre in preda a lotte intestine. “In questa maggioranza ognuno ha la sua tesi e ognuno ha un’opinione diversa, ognuno mette un pezzo di veto e quel che ci rimane è un pezzettino di decisione che non può risanare un Paese”.

Poi guai a fare un parallelo tra l’eurotassa applicata dal primo governo Prodi per centrare l’obiettivo della moneta unica e l’attuale contributo di solidarietà che colpirà i redditi della classe media italiana. “La nostra di allora era una gara per la promozione, per entrare nel club dell’euro”, e il governo “lavorava insieme in modo collettivo. Ricordo lunghe discussioni con Ciampi, Napolitano, Andreatta. Facevamo simulazioni con i funzionari. Qui ognuno ha una sua tesi e le sue opinioni”.

Per Prodi insomma il problema italiano è tutto politico e si annida nella crisi di questo esecutivo. La ragione principale dell’attacco all’Italia sta nella spaccatura nel governo, nella lotta continua tra Berlusconi e i suoi. I mercati, secondo il professore bolognese, sono sensibili alla politica debole, all’insicurezza dei governi. “L’elemento scatenante per la crisi è stato quello di avere dei dissidi nel governo. Magari la crisi sarebbe arrivata due mesi dopo, ma la speculazione spara sulla Croce Rossa e l’Italia è molto debole, anche perché non ha una politica europea completa”. L’ex premier scarica anche Giulio Tremonti: “Per un periodo aveva una propria autorità, ma nelle ultime settimane si è indebolita ed è lì che le agenzie di rating hanno iniziato a sparare sulla Croce rossa”.

Ma non è solo la maggioranza a soffrire. Del resto nelle scorse settimane l’ex presidente della Commissione europea aveva parlato anche della crisi etica che attanaglia tutta la politica italiana: “Ho sostenuto da mesi che forse bisognava toccare il fondo per risorgere. Ci siamo arrivati”.

Quale la soluzione? Qualche tempo fa Prodi aveva fatto capire che ipotesi di “unità nazionale” non erano praticabili: “Non si può cambiare un governo durante una crisi come quella attuale se non c’è una chiara alternativa. Un eventuale governissimo durerebbe un giorno”.

Un concetto che Prodi, nonostante l’avversione a Berlusconi, aveva ripetuto tanto da mandare il suo ex ministro Giulio Santagata a dire che “andare al voto adesso sarebbe demenziale. Ogni vuoto sarebbe pericolosissimo. Piuttosto bisogna creare un’alternativa forte, non d’emergenza”.

Ma il problema più grande per Prodi è quello della evasione fiscale. “Non possiamo andare avanti in questo modo, il Paese andrà alla rovina. Obbligare a tenere bene la contabilità non è comunista”, ha detto ancora all’emittente radiofonica Radio 24. Anche perché, secondo l’ex presidente, “se non si colpisce l’evasione fra tre anni siamo daccapo”.

Un’ultima frecciata dall’appenino reggiano Prodi la riserva proprio alle agenzie di rating: “Sono come Qui Quo Qua, vanno d’accordo tra loro. Sono tutte americane e si mettono d’accordo. Non c’è niente da fare, istintivamente rispondono a stimoli politici. Ci vogliono agenzie europee, cinesi, indiane”.