Ripetere che ormai siamo al crollo economico e il governo non fa nulla ormai non serve più. Perché ormai alla frutta ci siamo già!

Da 10 giorni mi sembrava tutto così pazzesco che sono ammutolito e non ho scritto niente.
Berlusconi al Parlamento che tranquillizzava tutti dicendo: fidatevi, io me ne intendo.
Il governo che decideva grandi tagli allo sperpero della politica per il 2014, mentre salivano vertiginosamente i costi degli interessi sul debito pubblico…

Poi per fortuna, un po’ Confindustria e sindacati, un po’ l’Unione Europea, hanno fatto capire a questi trogloditi finanziari che la nazione stava affondando e che se chiudevano il parlamento per 45 giorni poi dovevano usare la paletta per raccogliere le ceneri del Sistema Italia…
Ma anche se si otterrà un minimo di attivismo da parte del governo non è pensabile che si eviti un’enorme macelleria sociale.

I rapporti di forza, in mancanza di grandi movimenti di massa, non impediranno ai soliti noti di tenere a galla la nave buttando in mare i disoccupati.
Questi hanno il senso morale di un pirana!

Sarebbe auspicabile che la gente si svegliasse un po’ e capisse che non solo stanno mettendo le mani nelle loro tasche, stanno anche rovesciando loro in testa un secchio di escrementi di un toro che ha mangiato erba cattiva (e la fa blu).
Ma sarebbe anche auspicabile che i partiti e i sindacati si rendessero conto che dopo un terremoto non basta chiedere al governo di intervenire o lottare perché non siano i più deboli a pagare…
La misura dell’attuale terremoto va al di là della capacità di intervenire di qualunque governo.
Le persone sotto le macerie sono talmente tante che non ci sono abbastanza soldati per scavare… Serve che tutti si rimbocchino le maniche per tirar fuori la gente.

La situazione economica italiana non è drammatica come quella Argentina ma sicuramente da quell’esperienza possiamo imparare molto su cosa potrebbe oggi risollevare almeno in parte le condizioni economiche delle fasce sociali maggiormente colpite.
E ci servono piani di azione capaci dare risultati sul breve periodo in termini di posti di lavoro e di reddito per le famiglie.

Sto dicendo che potremmo realmente creare un minimo di ammortizzatori sociali attraverso iniziative di base, al di là di quello che riusciremo a ottenere dal governo con il nostro impegno di lotta…
I fronti di azione sono due. Ma oggi vedo solo campagne contro il governo. Per dare da mangiare alle persone servono orti.

So che a molti questa parrà un’idea idiota. Cerco di spiegarmi.
Si è da poco svolto a Alcatraz un incontro di 4 giorni che ha avuto come centro le conversazioni tra mio padre e il fondatore di Slow Food, Carlo Petrini, proprio su questo argomento.
Slow Food e Terra Madre hanno infatti promosso una serie di iniziative che hanno ottenuto enormi risultati come trincea contro la crisi.

Negli Usa, ad esempio, si è sviluppato un grande movimento di ritorno all’agricoltura con migliaia di orti popolari e di nuove piccole aziende autogestite che ha fatto nascere la bellezza di 12 mila mercatini dove i contadini vendono direttamente ai consumatori, senza intermediari. I consumatori ottengono prodotti di grande qualità coltivati localmente (a chilometro zero) e i contadini spuntano prezzi che permettono di vivere, senza finire strozzati dagli intermediari. E la cultura del consumo critico e dei prodotti biologici ha portato alla nascita di 6mila microproduttori di birra di qualità.
Quindi stiamo parlando di decine di migliaia di posti di lavoro, non di chiacchiere da bar.

Anche in Italia esperienze di questo genere stanno crescendo ma vengono considerate iniziative secondarie rispetto alla nobiltà dello scontro politico parlamentare.
Invece servirebbe che i partiti, i sindacati, le associazioni mettessero al centro della loro comunicazione l’economia alternativa e solidale…

A chi pensa che sia da radical-chic proporre i mercatini dell’usato, le leghe del baratto, le banche del tempo, le cooperative di autocostruzione di case, i gruppi di acquisto e il commercio equo, ricordo che proprio nel dramma del tracollo argentino si è visto che queste iniziative furono essenziali per garantire la sopravvivenza alimentare e culturale di milioni di persone che si trovarono improvvisamente sul lastrico con tutte le banche chiuse e stipendi azzerati.
Ma bisognerebbe darsi una mossa.

Quando Bersani lancerà un grande movimento per la creazione di orti popolari sui terreni di proprietà dei comuni amministrati dal centro sinistra?
Quando vedrò Di Pietro, sul suo trattore rosso, arare i terreni molisani abbandonati, alla testa di giovani disoccupati?
E Vendola quand’è che mi organizza una rete pugliese del baratto e una moneta regionale alternativa?

(Sì, voglio vedere Bersani con la zappa in mano che mostra orgoglioso le zucchine coltivate dal Comitato Centrale del Pd! Poi giuro che lo voto!