L’incredibile storia di Tremonti, un ministro dell’Economia responsabile politico della Guardia di Finanza, che teme di essere spiato in caserma, se ne lamenta con il presidente del Consiglio, sotto sotto ritenendolo il mandante, non denuncia la grave anomalia e va ad abitare nell’elegante appartamento del quale ha la disponibilità un faccendiere, per il quale è stata richiesta la galera, dietro pagamento, in contanti, di mille euro alla settimana.

Finanza amica

Qui si narra l’avventura
per la vita più sicura
del ministro alle Finanze.
Giulio affitta alcune stanze

dalle volte con l’affresco
di un palazzo principesco
sito in zona assai elegante,
sol per non dormir tremante

come quando sta in caserma.
A domanda, lo conferma:
Alla Guardia di Finanza
occupavo la mia stanza

con i suoi servizi annessi,
cucinotta, studio e cessi.
Ma qualcuno mi spiava,
dalla toppa mi guardava

quando andavo al gabinetto
e l’amor facevo a letto.
E’ la macchina del fango
che con gente del mio rango

è in Italia sempre attiva.
Io so bene a chi serviva
saper tutto su di me…
Ne ho parlato col premier:

Non si illuda alcun gaglioffo
di usar il sistema Boffo
per un mio sputtanamentto,
poiché son vigile e attento

ed anch’io nella Finanza
ho spioni in abbondanza’:
Il premier mi ha assicurato:
Mai nessuno ti ha spiato!’

Natural, non mi fidai
e da Milanese andai”.
Spiega infatti Milanese
che nel nostro Belpaese

dalle tante puttanate,
la Finanza ha due cordate:
la cordata del premier
per spiare i suoi lacchè,

la cordata concorrente
che protegge il suo cliente
dagli attacchi del potere
che vuol Giulio far cadere.

Quando il lurido abominio
divien pubblico dominio,
fanno ciò che han sempre fatto
nel paese del ricatto.

Per le loro birbonate
i due boss delle cordate
prontamente son rimossi:
non cacciati, ma promossi.

Resta ancora un sol mistero:
se pagò l’affitto in nero
il ministro alle Finanze,
stan cercando le quietanze.

Sembra sudamericana
questa storia, ma è italiana.
Di un’Italia che si avvia
fuor della democrazia.