Se c’è qualcosa su cui americani e francesi non s’intenderanno mai è proprio l’arte della seduzione. Tra i tre termini greci che designano l’amore, l’eros, passione ardente, aspirazione a un disvelamento di se stessi attraverso il contatto con l’altro, la philia, amore/amicizia, ambizione a una relazione di reciprocità, e agape, amore come dedizione, i francesi non hanno dubbi: scelgono il primo.

Così, l’affaire Strauss-Kahn fa imperversare il dibattito tra femministe americane e francesi sui rapporti tra uomo e donna. In un articolo pubblicato sul “New York Times”, e ripreso su “Libération”, la storica Joan Scott, professore a Princeton, una delle pioniere degli studi di genere negli Stati Uniti, accusa le francesi di condiscendenza nei confronti della dominazione maschile, una sottile sottomissione che si esprimerebbe nella relazione troppo erotizzata.

Obiettivo polemico della Scott sono tre intellettuali francesi: la storica della rivoluzione Mona Ozouf, la sociologa Irène Thery, autrice del saggio La Distinction des sexes, e Claude Habib, autrice di Galanterie Française, colpevoli di aver difeso una “terza via” per il femminismo, che non vede la soluzione della guerra tra i sessi nell’omologazione tra uomini e donne, ma nel gioco lieve della seduzione, che, secondo le autrici, permette una libertà di azione alle donne senza cancellare quella distinzione fondamentale che per la Francia resta il sale della vita.

Per la Scott, le intellettuali francesi sono troppo tolleranti verso il maschio seduttore, anzi, peggio: ne incoraggiano le nefandezze opponendosi strenuamente a una parità desessualizzata, a una società di individui con stessi diritti e doveri, stesse aspirazioni, e meno desiderio l’uno per l’altro. Questo femminismo di “importazione”, secondo la Ozouf, non ha mai attecchito in Francia, dove cortigiane, preziose e favorite hanno sempre fatto il bello e cattivo tempo, manipolando gli uomini e conquistando spazi di potere senza rinunciare al fruscìo delle sottane.

Si difendono le tre francesi in una risposta indignata, pubblicata sempre su “Libération”: le imputate si proclamano innocenti: la rivendicazione dell’uguaglianza non esaurisce la questione dei rapporti tra uomo e donna, le infinite sfumature, l’amore tenero, galante, libertino, romantico che evidentemente non solo gli uomini vogliono preservare, almeno nella Repubblica dei baisers volés.

D’altronde, come farsi capire dal pubblico americano in un paese dove Françoise Simpère è un’autrice di best-seller su come farsi le corna l’un l’altro e vivere felici? In Francia, ci spiega la scrittrice, un quarto delle donne e più di un terzo degli uomini dichiarano di essere infedeli al loro partner. Divorzi, drammi, rotture, sono il quotidiano per le coppie francesi che vivono ormai in “clan” di famiglie ricomposte, con i tre figli di lei, i due di lui, e i quattro frutti della nuova unione.

È facile vedere in spiaggia, in posti come l’Ile de Ré, il paradiso dei bobos parigini, ex-coniugi che si ritrovano a tavola tutti insieme, intorno a un piatto di cozze à la marinière e a un buon muscadet, condividendo discorsi su figli che provengono dagli incroci più bizzarri degli adulti: lei con lui, lui con l’ex del marito di lei, lei con il migliore amico dell’ex di lui, e così via. In una serie di volumi come Aimer plusieurs hommes, Guide des amours plurielles: pour une écologie amoureuse, tutti disponibili in formato tascabile, ideale per le vacanze, la Simpère declina le complicate passioni repubblicane, assolvendo tutti e tutte: libertini, traditrici, donne sull’orlo di una crisi di coppia, seduttori impenitenti, in un catalogo che ci consola e insieme ci spiega con ironia la ricetta di non vivere la passione come un’infrazione, una scivolata nel retto cammino della vita, ma di scendere a patti con chi siamo e con chi amiamo, accettare che l’amore si trasformi, che ogni relazione abbia la sua stagione, e che i rapporti possano evolvere e nondimeno restare importanti, anche quando l’estate calda sotto le lenzuola preferiamo passarla da soli o con nuovi partner.

Basterà il vecchio refrain libertino francese a convincere l’America puritana che uomini e donne liberi e uguali hanno ancora il diritto alla seduzione?