Il boss e l’ex tesoriere dei Nar (i Nuclei armati rivoluzionari fondati nel 1977 dal terrorista nero Giusva Fioravanti), oggi nel Cda di Ferrovie nord, la spa controllata da Regione Lombardia e presidente del collegio sindacale di Fiera Milano congressi. Estremismo di destra, mafia e impresa pubblica. C’è anche questo nel romanzo criminale della ‘ndrangheta alla milanese. Incroci pericolosi che rimescolano le carte e sul tavolo dei grandi affari lombardi squadernano rapporti inquietanti con protagonisti degli anni di Piombo che si riciclano nella politica lombarda da tempo commissariata alle direttive del Pdl, ala ex An. Tradotto: il ministro della Difesa Ignazio La Russa.

Per capire, però, bisogna tornare al 2009, quando va in scena un incontro decisivo. Siamo in via Durini 14, pieno centro di Milano. A due passi piazza San Babila. Altri quattro e arrivi sotto al Duomo. Diciassette settembre. Dieci minuti alle undici di mattina. Vacanze in archivio e città al lavoro. Il traffico rallenta. Due uomini s’incontrano sul marciapiede davanti al palazzo che ospita gli uffici di diverse società. Si salutano e scompaiono dentro al portone di vetro. Chi sono? Il primo indossa un impermeabile chiaro, pantaloni scuri e scarpe sportive. E’ nato a Reggio Calabria, ma da tempo ormai vive sotto la Madonnina. Si chiama Paolo Martino e gli investigatori del Ros lo considerano un influente boss della ‘ndrangheta, imparentato con la potente famiglia De Stefano. A carico ha una lunga latitanza e anche una condanna per omicidio. L’altro, invece, è molto alto. Indossa un abito grigio senza cravatta e tiene la sigaretta nella mano sinistra. Si chiama Fabio Mucciola, è nato a Roma, ma vive a Reggio Calabria dove ha sede la sua impresa. La Mucciola spa è una holding dell’impiantistica che da anni lavora in riva al Naviglio. Tanto da vincere (nel 2008) un appalto pubblico milionario messo sul tavolo dal Pio Albergo Trivulzio. L’incontro tra i due viene prima filmato dai carabinieri e poi trascritto in un’informativa agli atti dell’inchiesta Caposaldo: 15 marzo 2011, trentacinque arresti per associazione mafiosa. Un lungo elenco di indagati che comprende anche il nome di Paolo Martino. In quella tiepida giornata di settembre, però, il presunto referente delle cosche reggine al nord si muove alla grande. E con Fabio Mucciola, che ad oggi non risulta indagato dalla procura di Milano, entra al numero 14 di via Durini.

Mezz’ora più tardi i due sono di nuovo sul marciapiede. Ma non sono soli. Con loro c’è un altro uomo. Un tipo non alto, ma robusto. Pochi capelli in testa, indossa un vestito elegante e controlla il cellulare. Sul momento viene catalogato come “persona sconosciuta”. Ma un rapida “comparazione fotografica del cartellino d’identità”, lo identifica in Pasquale Guaglianone, detto Lino, nato a San Sosti, provincia di Cosenza, il 22 gennaio 1955, professione commercialista, un incarico nel Cda di Ferrovie nord, un altro in Fiera Milano Congressi spa e una passione per l’estrema destra.

Per capire da dove arriva Guaglianone basta spulciare un’informativa della Digos del 28 novembre 1981. Si legge: “Il segretario del Fronte della Gioventù di Milano, Vittorio Guaglianone è stato chiamato alla ferma militare. Pertanto l’interinato del Fronte è stato dato a suo fratello Lino (Pasquale, ndr), protetto da La Russa”. Dieci anni dopo, lo stesso Guaglianone viene condannato in primo grado (sentenza confermata in Cassazione) per la sua appartenenza ai Nar fondati da Giusva Fioravanti, Francesca Mambro, Franco Anselmi e Alessandro Alibrandi. L’accusa è precisa: “Compiere atti di violenza con fini di terrorismo e di eversione dell’ordine costituzionale, contribuendo a creare una struttura associativa interamente clandestina” che “progettava e compiva attività delittuose strumentali (…) predisponeva idonei rifugi per i militanti (…) acquistava ingenti quantitativi di armi, munizioni ed esplosivi”. Nel 1992 Guaglianone incassa cinque anni di condanna. Nel 1994, la Corte d’appello gli riconosce le attenuanti generiche scontando qualche mese.

A partire dal 2000, l’ex Nar inizia la sua riabilitazione politica. Nel 2005 si candida per An alle regionali. Una candidatura che il ministro La Russa commenta così: “Ci interessa dare posti a quella destra più a destra di noi”. Eppure, nonostante un tale sponsor, le elezioni naufragano. Anche se Guaglianone, candidato nel comune di Buccinasco, fa incetta di voti. La sua carriera politica, però, non si ferma. E così nel 2009, dopo essere confluito nel Pdl, il “protetto da La Russa” entra nel Cda di Ferrovie nord. In realtà il vecchio amore resta sempre l’estrema destra. E così l’ex Nar figura anche tra i primi finanziatori del centro sociale Cuore nero.

Nel frattempo il Lino porta avanti anche la professione di commercialista assieme al suo storico socio Antonio Italica (non indagato). Originario di Reggio Calabria, nel 1997 Italica si candida alle comunali di Milano nelle file di Alleanza nazionale. Progetto politico poi abortito. E sul quale pesa un particolare curioso. Il 10 aprile di quello stesso anno, in piena campagna elettorale, Atomo Tinelli, consigliere comunale di Rifondazione comunista, viene accoltellato mentre attacca dei manifesti. L’aggressione avviene in zona Ticinese. I suoi accoltellatori fuggono e si rifugiano nel ristorante Maya, dove, tra l’altro, ha lavorato l’ordinovista Nico Azzi (morto nel gennaio 2007). Il locale, all’epoca, è di proprietà di Guaglianone. Quella sera, poi, la sala è riservata a un cena elettorale in favore proprio di Antonio Italica. Ovviamente l’episodio non avrà alcuna rilevanza penale e non sarà mai connesso all’aggressione.

Italica e Guaglianone lavorano negli uffici in via Durini 14. Entrambi sono soci nello studio di commercialisti Mgim. E sono presenti nel collegio sindacale della Finman Spa dell’immobiliarista calabrese Mario Pecchia, il cui nome compare nell’inchiesta Cerberus sul monopolio del movimento terra da parte della ‘ndrangheta padana. Sia Pecchia che Guaglianone non risultano indagati dalla Dda di Milano. Il fattoquotidiano.it oggi ha contattato la segretaria dello stesso Guaglianone illustrandole la vicenda. Il consigliere di Ferrovie nord, però, non ha richiamato per spiegare il motivo dell’incontro filmato dai carabinieri.

Al di là delle responsabilità penali resta, però, un fatto: l’incontro, filmato dai Ros di Milano, tra l’ex Nar, recordman di incarichi nelle partecipate pubbliche, e il presunto boss della ‘ndrangheta. I due, assieme all’imprenditore Fabio Mucciola, si congedano pochi minuti prima di mezzogiorno del 17 settembre 2009. Con loro c’è anche una signora bionda, il cui nome compare solo in una nota dell’informativa. Si tratta di Carla Spagnoli nata a Perugia nell’aprile del 1953 (non indagata). La signora, figlia dell’ex presidente del Perugia Calcio, aderisce ad Alleanza nazionale durante la svolta di Fiuggi del 1995. Nel 2004 fonda la corrente dei Cristiano-Riformisti. In quello stesso anno si candida alle europee. Nel 2007 lascia An e confluisce nella Destra di Storace, lista con la quale, nell’aprile 2008, si candida al Senato. Nel 2009 fonda il Movimento per Perugia. E’ febbraio. Pochi mesi dopo la ritroviamo nel pieno centro di Milano in compagnia di un ex terrorista nero e di un presunto boss della ‘ndrangheta.

Per errore ieri abbiamo pubblicato una foto che ritrae il presunto boss Paolo Martino con una persona che, però, non è Pasquale Guaglianone. La persona ritratta in compagnia di Martino non risulta minimamente indagata né coinvolta nell’inchiesta