Rituale intervento del presidente Napolitano con il tradizionale tempismo.

Il giorno successivo alla carcerazione del deputato Papa, in occasione della presentazione dei giovani uditori giudiziari al Colle, pensa bene di fare un appello alla fine delle guerre fra politici e magistrati, raccomandando prudenza con le misure cautelari, riduzione delle intercettazioni, e capacità dei magistrati “di calare le proprie decisioni nella realtà del Paese…”.

Il solito intervento pacificatore che gli vale la scalata della classifica del gradimento, l’approvazione cerchiobottista del partiti maggiori, l’apprezzamento di Berlusconi e la critica dell’Italia dei valori.

Il 22 luglio, in occasione della cerimonia del ventaglio, l’intervento viene poi attenuato con la difesa dei magistrati.

Cara toga, meno foga!

Presidente illustre, scusi,
Lei di nuovo ci ha delusi,
per non dire ci ha sdegnati,
invitando i magistrati

a condotte più prudenti
coi politici indecenti,
limitando le manette,
l’utilizzo di cornette

per far intercettazioni
e le facili iscrizioni
fra i soggetti da indagare.
Il timor di fomentare

una guerra non propizia
fra politica e giustizia
è un problema inesistente.
Fra un politico innocente

e un severo magistrato
non c’è guerra, lotta o agguato,
ma reciproco rispetto
fra chi giudica e l’eletto,

della legge fra il tutore
e chi fa il legislatore.
Ma lo ha visto il Parlamento?
Sa che un bell’otto per cento

degli attual parlamentari
non son proprio missionari
e, con più o meno dovizia,
han problemi di giustizia?

Chi è già stato condannato,
chi al momento è un imputato,
chi è l’oggetto di un’inchiesta
e chi ad esserlo si appresta.

Fra chi indaga e l’indagato
non c’è guerra, non c’è agguato,
ma legal procedimento
alla legge sempre attento.

I parlamentari in gioco
han problemi non da poco,
con il Codice in baruffa:
son abuso, mafia, truffa,

corruzion, ricettazione
e illegale appropriazione,
son camorra, fondi neri
e reati coi banchieri,

illegal finanziamento
e dissesto fraudolento,
son lesioni, peculato
e altri tipi di reato.

Guardie e ladri, Presidente,
son diversi e per la gente
della legge i difensori
meglio son dei malfattori.

Se con le intercettazioni
questi ignobili ladroni
dai pm son beccati,
ben, che siano intercettati!

E se spuntan le mazzette,
ben, che vengan le manette
e finiscano in galera!
Sappia che la gente spera

nel ricovero coatto
di chi dell’Italia ha fatto
un paese che fa schifo.
Presidente, il nostro tifo

tocca a chi ci fa sperare
che un dì chiuda il lupanare.
Se da anziano ancora arzillo
preferiva star tranquillo,

senza il rischio di elezioni
o di sani ribaltoni,
sappia:  non è contemplato
per un capo dello Stato”.

Carlo Cornaglia