Stasera sono rientrata a casa tardi. Accendo il computer per collegarmi ad internet e apprendo che l’on. Alfonso Papa è destinato al carcere dopo la votazione favorevole all’autorizzazione a procedere della Camera dei Deputati, mentre il suo collega on. Tedesco è stato “salvato” dal Senato.

La mia prima reazione alla notizia di Papa è di piacevole stupore. Finalmente, dopo 27 anni di richieste di arresto di Parlamentari da parte di varie Procure della Repubblica per i reati piu diversi, la Camera ha votato a favore smettendola di arrogarsi prerogative non sue vanificando decisioni prese dagli organi competenti allo scopo di salvare i membri della casta da una legge che dovrebbe essere uguale per tutti.

Avevo quasi perso le speranze che ciò sarebbe ancora potuto accadere nel nostro bel Paese. Presa da improvviso impeto di soddisfazione comunico la notiziona al mio coinquilino inglese, che però aggrotta le sopracciglia e mi guarda perplesso: qui in Inghilterra non è necessaria alcuna autorizzazione delle Camere per arrestare un membro del Parlamento.

Poi apro i link dei vari articoli sulla questione, e vengo gradualmente colta dallo sconforto piu totale. I dibattiti che si susseguono alle due votazioni su Papa e Tedesco non sono incentrati sul “fumus persecutionis” (o, piu comprensibilmente, parvenza di persecuzione!), unico elemento che in una votazione sull’autorizzazione o meno all’arresto andrebbe valutato secondo la legge. No. Il dibattito in corso riguarda scambi di favori, vendette, ricatti, baratti, in pieno stile Dallas.

Alcuni esempi:
“Sono dei pazzi. Vogliono colpire me” (Silvio Berlusconi)
“Qualcosa si è pericolosamente incrinato nel rapporto tra Pdl e Lega” (Osvaldo Napoli, Pdl)
“La presenza in aula alla Camera di Roberto Maroni ha condizionato il voto del carroccio” (Nino Lo Presti, Futuro e Libertà)
“Vergogna, 24 dei vostri hanno votato contro l’arresto” (Domenico Gramazio, Pdl, al Pd)
“I rifiuti di Napoli in cambio del voto della Lega contro l’arresto di Papa” (Dario Franceschini, Pd)
“Guarda che nelle carte di Bisignani è citato più volte il nome di Cesa [il segretario dell’Udc, ndr]. Quando arriverà la richiesta per lui come voterete?” (Enzo D’Anna, Pdl ad Angelo Cera, Udc).

A quel punto i due poveri (si fa per dire…) parlamentari oggetto di votazione si trasformano in agnelli sacrificali sull’altare dei giochi di potere tra partiti. E provo quasi simpatia (ho detto “quasi”!!) per Papa che si dichiara romanticamente “prigioniero politico”.

Intendiamoci, fosse per me eliminerei l’autorizzazione a procedere del Parlamento, considerando anche l’abuso che ne viene da anni regolarmente fatto. Ma vedere che una decisione cosi importante che riguarda la vita di due persone viene votata invece che in base a quell’unico criterio giuridico che giustifica tale prerogativa delle Camere (il fumus persecutionis appunto), in base ai baratti con i rifiuti di Napoli, a giochi di potere interni alla Lega, a equilibri di Governo, a improbabili proclami di coerenza, mette un infinita rabbia e tristezza. Una decisione che riguarda la giustizia viene dichiaratamente e senza vergogna presa in base a ragioni politiche.

A quel punto mi sorge il fatidico dubbio: forse un uso politico della giustizia acclamato da anni dal nostro Presidente del Consiglio c’è davvero. Ma da parte di chi, dei magistrati oppure dei parlamentari?

di Laura Canali, studentessa Master of Law in International Human Rights Law and Practice all’Università di York, Gran Bretagna