Giorgia Angiuli, performer, scardinatrice di giocattoli e di essenze profumate, oltre che compositrice, ha appena inaugurato una mostra un po’ particolare sia per location che per contenuti. Stiamo parlando delle 27 opere finaliste della prima edizione del Premio Basi per l’arte contemporanea in esposizione all’interno degli spazi del Parco di Pietra di Roselle (Grosseto). I finalisti, selezionati da una giuria di tecnici (Gianni Caverni, Aurora Fonda, Federica Franceschini, Mauro Papa, Patrizia Raimondi, Sergio Tossi e dal curatore del Premio, Silvia Petronici), si sono battuti su due diverse sezioni: “BASI. SiteSpecific”, riservata alle installazioni site specific negli spazi della Cava di Roselle, e “BASI. UNITY_150 anni dopo”, dedicata al centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia e riservata alla scultura e al disegno.

“Abbiamo cercato di offrire – spiega Barbara Madrigali, ideatrice e organizzatrice del premio – uno spaccato dell’arte contemporanea emergente italiana che attraversi lo stivale da nord a sud, mettendo a confronto almeno due generazioni di artisti”. Ecco che Alberto Timossi, Bruna Chersoni, Daniela Spagna Musso, Federica Gonnelli, Fenna, Giuseppe Polverari, Lamberto Teotino, Lemeh42, Marco Milia, Vera Giagoni, ma anche, per BASI. UNITY/scultura, Antonio Scarduzio, Bruna Chersoni, Danilo Seregni, Giuseppe Zanoni, Lapo Simeoni, Lorella Calzolari, Lorenzo Perrone, Matteo Maggio e Fabio Minelli, Sara Russo o, per il disegno, Fran Bobadilla, Jacopo Trabona, Loredana Raciti, Luca Lanzi, Luigi Filograno, Marco Pace, Nunzio Paci si trovano al centro di un’esperienza estetico-storico-politica di grande magnetismo: “Il concorso – continua Madrigali – ha voluto comprendere cultura ed economia, tradizione e innovazione, storia e contemporaneità: è un premio che nasce sulle premesse che lo sviluppo economico di un territorio passa prima di tutto dalla contaminazione culturale, dallo scambio di idee e dall’incontro tra le persone”.

Del resto il Parco di Pietra parla da solo: il suggestivo giardino nel cuore della Maremma è un luogo che ha subito una colossale metamorfosi, trasformandosi da cava di ghiaia a luogo dedicato agli eventi culturali. “La Cava è il luogo migliore dove poter gettare le basi di un progetto che mette in comunicazione creatività artistica e attività imprenditoriale – ancora Madrigali – perchè è a tutti gli effetti un punto di incontro tra cultura, paesaggio e imprenditoria, vista la sua storia di luogo di lavoro”. Ed ecco che l’Italia viene qui raccontata come luogo di appartenenza geografica e culturale, sintesi tra memoria e visione dove significati, segni, stratificazioni e forme di vita in evoluzione si mischiano agli elementi naturali, alle storie e ai racconti, ai ricordi, all’odore del mare. Proprio qui, per tutto luglio e agosto, si potrà godere di un cartellone articolato in serate a tema, con musica, teatro, appuntamenti dedicati ai ritmi e alla cultura del tango (tutti i mercoledì), rassegne di teatro per ragazzi, mostre e presentazioni di libri, un programma di proiezioni ed eventi legati al mondo del cinema e la rassegna BimbinCava, con spettacoli, animazione e giochi per i più piccoli.

Il tutto all’interno di uno spazio multifunzionale con un’arena principale con capienza di 1100 persone, un palco spettacoli di 120 metri quadri, una pista da ballo di 100 metri quadri, un bar ristorante ed uno spazio espositivo ricavato nei vecchi edifici legati all’attività estrattiva della ex Cava. Una domanda su tutte: perché il titolo della sezione riservata al centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, “Unity_150 anni dopo”, è in inglese? “Abbiamo invitato gli artisti a ripensare il valore della memoria storica delle proprie radici culturali come elemento costruttivo di un discorso da rivolgere ad una comunità più allargata, in cui il locale si estende e diviene patrimonio di tutti, pur restando speciale e unico”. Per i curiosi: www.premiobasi.it

di Eugenia Romanelli