La crisi latente dell’Italia è esplosa (sia pur tardivamente) in tutta la virulenza che era naturale attendersi dopo dieci anni (con 18 mesi di interruzione) di governo retto da un manipolo di macchiette.

In queste giornate drammatiche tra giornali, televisioni, blog e relativi commenti, dibattiti e dichiarazioni, rimbalza l’esecrazione per gli “speculatori”, sinistri, ma evanescenti sicari appostati nell’ombra per vibrare la coltellata alle spalle di un paese sano e onesto che con saggezza e lungimiranza ha eletto una classe politica di primissimo ordine e indiscussa probità. Sarebbe importante allora capire chi sono questi speculatori, da dove vengono, quando si placheranno. Ma nessuno dei tanti che si riempie la bocca e la penna di questa parola sembra avere idee precise in proposito.

Io però, mentre guardavo su Bloomberg Piazza Affari in picchiata e gli spread in decollo verticale, ho sviluppato un metodo infallibile per scoprire chi siano gli speculatori che si accaniscono contro i titoli del debito pubblico italiano. Si estrinseca in un test come quelli che andavano di moda anni fa sui settimanali patinati, soprattutto nei periodi estivi come questo. Prendete carta e penna.

1. Prestereste i soldi a Berlusconi, uno che ha negato con forza che ci fosse alcuna crisi in Italia, che se comunque ci fosse mai stata il paese (grazie a lui) ne era uscito presto e meglio di tutti gli altri, e che quindi bastava un po’ di ottimismo (o al massimo sposare un milionario) per risolvere qualsiasi problema?

2. Non è affidabile un imprenditore, tra i più ricchi del mondo, che ha creato un impero dal niente e che ha messo disinteressatamente le sue competenze al servizio del paese?

3. Prestereste dei soldi a Tremonti che promette da dieci anni una riforma fiscale, la liberazione dai lacci e lacciuoli, nonché il federalismo fiscale (tanto per imbonire i gonzi) senza mai combinare un tubo? Che in compenso vive a sbafo in casa di un suo consigliere di lungo corso, dei cui traffici al Ministero e del tenore di vita da nababbo non si accorge, nonostante fossero ben squadernati sotto il suo naso?

4. Vi accalchereste a comprare i titoli emessi da un governo che ha appena varato una patrimoniale per di più ad effetto retroattivo?

5. Affidereste i vostri risparmi a un ministro della Repubblica semianalfabeta e alla sua cerchia di beceri razzisti che invoca la secessione, quindi la spaccatura del paese e implicitamente il ripudio del debito?

6. Vi fidereste dell’integrità di gente come Letta, Romano, Bertolaso, Milanese, Cosentino, Dell’Utri, Scajola, Verdini (tanto per limitarci ai casi più eclatanti) nel gestire il vostro sudato gruzzoletto? E di Papa, uno specchiato ex magistrato in intimi rapporti con i tutori dell’ordine preposti alla lotta contro l’evasione fiscale?

7. Magari vi fidereste più dell’esperienza politica di lungo corso di La Russa, Cicchitto, Capezzone, Gasparri? O dell’innesto di competenze assicurate da Scilipoti? O delle consulenze di Bisignani? Una cambiale con la loro firma, magari in solido, l’ accettereste a cuor leggero, non è vero?

8. Almeno del quasi premio Nobel Brunetta avete rispetto e considerazione? E del neo-onesto Alfano che sfornava leggi ad personam? A questo duo un prestito lo scucireste sull’unghia senza battere ciglio?

9. E tra il gentil sesso, un minimo di fiducia ve lo infonde almeno la Santanchè? O la Carfagna? O la Brambilla? La Prestigiacomo con la sua aria da fatina? La Minetti che essendo “di madrelingua” potrebbe convincere i mercati internazionali? Le ritenete in grado come brave massaie di tenere in ordine i conti della famiglia?

10. Almeno riponete una fievole speranza che se l’opposizione dovesse andare al governo, prestare soldi a Bersani, Vendola, D’Alema, Veltroni, sarebbe un ottimo affare? Neanche a Violante, Latorre, Bindi, Franceschini? Forse Fini e Casini (insieme o con Rutelli) vi darebbero più affidamento?

Se avete risposto no con convinzione a tutte le domande allora, cari lettori, ho una ferale notizia. Gli speculatori siete voi!

Se vi costituite immediatamente alla Guardia di Finanza, possibilmente negli uffici del generale Adinolfi, quei geni della Consob mostreranno clemenza.