“Se non ora, quando?”. Lo ha chiesto Barack Obama durante la conferenza stampa convocata poco prima del nuovo incontro alla Casa Bianca sul piano di riduzione del debito e del deficit. Il presidente statunitense ha ripetuto la sua richiesta di “un accordo il più ampio possibile”, escludendo di poter firmare “misure tampone a 30, 60, 180 giorni”. Obama ha spiegato che “un mancato aumento del tetto del debito potrebbe tradursi in una nuova recessione e in una crisi di fiducia”, e che le parti, democratici e repubblicani, devono giungere a “un compromesso e a reciproche concessioni”. “L’unica scelta che non posso accettare – ha detto– è l’immobilismo”.

Il presidente americano rilancia quindi la sua proposta di un “balanced approach”, ossia un approccio equilibrato che prevede tagli alla spesa ma anche la cancellazione – “a partire dal 2013” – dei tagli fiscali per i più ricchi. Si tratta di un piano che ha già ricevuto il giudizio negativo dei repubblicani. Sabato sera John Boehner, speaker repubblicano della Camera, aveva abbandonato il tavolo della trattativa spiegando che il piano da 4 mila miliardi di dollari, chiesto dal presidente, “non può essere raggiunto, e che è meglio concentrarsi su qualcosa di meno ambizioso, dai 2 ai 3 mila miliardi”.

I repubblicani, guidati soprattutto dal numero due del partito, il deputato della Virginia Eric Cantor, non vogliono del resto sentir parlare di nuove imposte, soprattutto in vista delle elezioni presidenziali del 2012, e propendono per una riduzione del debito centrata sui tagli alla spesa sociale (Medicare, Medicaid, Social Security). Da parte loro, i democratici non possono accettare un piano che non contempli l’aumento delle tasse per corporations e fasce più abbienti, pena l’alienazione della loro base liberal e progressista.

Di qui l’impasse tra le parti, che Obama ha cercato di rimuovere col suo nuovo intervento pubblico. In gioco, nelle trattative di queste ore, c’è anche la questione ineludibile dell’innalzamento del tetto massimo del debito. Il prossimo 2 agosto gli Stati Uniti toccheranno la soglia di indebitamento fissata a 14.300 miliardi di dollari: in caso di mancata revisione, lo Stato non potrà più effettuare pagamenti. Il presidente statunitense ha detto che “pensare a un default degli Stati Uniti è inaccettabile”, e che entro il 2 agosto l’accordo “ci deve essere”. I negoziati alla Casa Bianca riprendono alle 14, ora di Washington. Obama è stato categorico: “Ci incontreremo tutti i giorni fino al raggiungimento di un accordo”.