Questa volta mi s’insulterà dicendomi che sono un moralista, bacchettone, sessuofobo e chi più ne ha più ne metta. Fate pure. Riporto una notiziola che non ha fatto molto scalpore. Peccato. Dunque ne parlo, anzi formulo, al solito, domande. Domanda ai genitori che leggono: cosa avete pensato quando avete visto il vostro frugoletto giocare con la bambola della sorella, che a sua volta si divertiva a rigirarsi fra le dita una coppia di lombrichi contorsionisti? Avete pensato con gioia al loro prossimo primo giorno di asilo e di come faranno loro apprendere i “giusti” ruoli? Le bimbe hanno da giocare con le bambole, i servizi da the, trucchi e vestitini, mentre i maschietti si occupano di lombrichi, spade, pistole e via dicendo. Altra domanda: è giusto, è giusto impartire ai piccoli dalla più tenera età valori, logiche e modi di fare di essere che costituiscono, di fatto, la base per comportamenti sessisti per il resto della loro vita? La discriminazione sessuale ha da essere alimentata sin dalla più tenera età?

Certo – diranno in molti – la società si aspetta che le bambine siano femminili, dolci, carine e vezzose, mentre i bambini sono forti, coraggiosi, aggressivi. Ben venga il sistema di educazione che accentua questi aspetti.

Altra domanda. Perché non permettere, in primo luogo ai bimbi, di essere quello che vogliono e possono essere? Perché imporre credenze sessiste che vincolano a un ruolo preciso. Perché?

C’è un asilo in Svezia – dove altrimenti? – che si chiama Egalia il cui progetto pedagogico è quello di eliminare le aspettative imposte dalla cultura in base al sesso, eliminare stereotipi sempre più inflazionati e inutili, a ben guardare. Un asilo dove i lettini non hanno lenzuola rosa e azzurre.  Sono così tanti i colori… Un luogo dove non si raccontano fiabe come Cenerentola o La Bella e la Bestia che narrano di un femminile sottoposto, maltrattato e sacrificato. Si racconta invece la storia di due giraffe che sono tanto tristi perché non hanno bambini, fino al giorno che incontrano un uovo abbandonato di coccodrillo e poi.. . Per chi non l’avesse notato: i protagonisti sono due signori giraffe. Sono così tante le fiabe…

Certo, c’è chi dice che si sta esagerando. La società dove i piccoli si troveranno a vivere è e rimane sessista. I maschi hanno più opportunità professionali delle femmine. Perché rinunciarci. Le femmine hanno sempre fatto figli, si sono occupate della famiglia e della casa e poi, di fatto, sono loro che comandano, no? Se l’uomo è la testa – l’ho sentita di recente – la donna è il collo. Il collo consente – impone? – al capo di girarsi, di guardare certe cose rinunciando ad altre. La sottomissione della donna è apparente. Non è messa sotto, sta sotto. Sostiene, determina, indirizza, controlla, gestisce. Suo il potere! Perché cambiare le cose, per confondere le idee. Finisce che se il ruolo non è chiaro da subito aumentano i gay, le lesbiche, i bisessuali e i transessuali…

Le maestre e i maestri di Egalia rispondono che si vuole dare e lasciare ai piccoli tutte le possibilità, non solo quelle legate al genere maschile o femminile. Gli interessi e abilità non solo legate al genere. Sono funzione della libertà individuale e della democrazia sociale.

In un’Italia ormai dominata dalla cultura televisiva basata su culi, tette, ammiccamenti e sesso, sul fare il furbo sempre e comunque, sul copiare, sul corrompere e imbrogliare – evoluzione della così italica “raccomandazione”; un’Italia dove nulla si vende – dalle automobili alle creme rassodanti – se  non è pubblicizzato da una donna ovviamente nuda, in un paese così qualcuno aprirà mai un asilo Egalia?

Direi di no. Peccato.

Ps: Nessuno pensi che è in atto un tentativo di captatio benevolentiae da parte mia. Sono e, per quanto mi sforzi a evolvere, rimango sessista. Anche se mi hanno espulso, all’epoca ho frequentato un asilo “classico”.