Nessun passo indietro: i lavori alla Maddalena vanno fermati. Ma ora la discussione verte sul “come” e su questo le posizioni del popolo No Tav divergono. Non si può parlare di spaccature, ma all’assemblea di ieri a Bussoleno sono venute a galla differenze che la “base” non ha mai nascosto, presentandole anzi come un punto di forza. Domenica scorsa tuttavia qualcosa è saltato e in questi giorni tra i valsusini serpeggia un malcontento nemmeno troppo velato.

Molti gli interventi dal palco, molti gli elogi alle gesta dei giovani “resistenti” davanti al cantiere e le accuse alle violenze delle forze dell’ordine. Violenze documentate, secondo i No Tav, da decine di filmati: su giovani pestati a sangue come Jacopo, ricoverato con due costole rotte e un ematoma al fegato, o come Fabiano, che in collegamento video dall’ospedale racconta le torture subite dagli agenti, ma anche sull’uso massiccio di lacrimogeni vietati da diverse convenzioni internazionali e sparati ad altezza uomo. Non manca la solidarietà ai cinque arrestati e la proposta di presidiare il carcere di Torino, perché anche loro “hanno risposto generosamente all’appello della valle”. Dagli interventi traspare l’esasperazione di una lotta ventennale di cui ancora non si vede la fine, e che in questa fase cruciale rischia di trascinare il movimento sul terreno scivoloso dello scontro fisico.

“Stasera vorrei proposte concrete su come rilanciare la resistenza – dice Alberto Perino, portavoce storico del movimento -. Abbiamo diritto di entrare nel nostro terreno. Dobbiamo tornare alla Maddalena ma anche a Torino e, perché no, al passaggio del giro di Francia quando verrà in Italia. Dobbiamo essere ovunque, pacifici e determinati, ma attenzione a farci bloccare dalle nostre stesse azioni. Siamo stati aggrediti, sono truppe d’occupazione, sono criminali, ma dobbiamo anche dire che sono stati addestrati così. Hanno detto agli agenti che li avremmo ammazzati. E loro erano terrorizzati, i politici stanno giocando con la loro pelle”.

Ed ecco la prima proposta. Arriva da Giorgio Airaudo, segretario della Fiom piemontese. “Per venerdì sera stiamo organizzando una fiaccolata a Torino. C’è poco tempo, ma dobbiamo reagire subito alla campagna messa in campo in queste ore ed è importante farlo nel capoluogo. La lotta della valle si collega con i grandi temi del nostro Paese, che nonostante il debito e la crisi spende miliardi per un tunnel in Val di Susa”. Un’iniziativa raccolta all’unanimità all’assemblea.

Sabato mattina poi un gruppo tornerà sui sentieri degli scontri per ripulire la zona dai rifiuti. L’annuncio al microfono lascia trasparire intenzioni nascoste, ma Perino frena subito: “Sia chiaro che non si va ad attaccare le reti – urla dal microfono -. Chi vuol farlo lo dica chiaro e tondo e se ne assuma la responsabilità. Non pensiamo di andare a ripulire i sentieri per poi fare colpi di mano, non prendiamoci per i fondelli”.

Una valutazione diversa degli eventi di domenica scorsa la danno i due rappresentanti dei comitati di Valsangone, che riuniscono 7 comuni della valle. “Abbiamo molto riflettuto al nostro interno – dice Gianna -. Il potere ha derubricato il Tav a un problema di ordine pubblico, ma noi dobbiamo togliere la lotta da questo terreno, come abbiamo sempre fatto. Chiediamo di avviare una riflessione nei vari comitati da riportare a tutti, sull’opportunità di non assecondare la logica dall’ordine pubblico. Lo Stato ha dato un segno di debolezza, non dimentichiamolo. Diamoci una decina di giorni per consentire ai comitati di riunirsi e dare la parola tutti”.

“E’ chiaro che da quelle reti non ci faranno passare – interviene un altro rappresentante -. La posta è alta e dobbiamo mantenere la discussione sulle modalità di azione e sul linguaggio. Non possiamo fare il loro stesso gioco. Questa è la non violenza: ribaltare il piano della risposta violenta, sul quale vorrebbero portarci, per attuare azioni creative e sorprendenti”.

Campione della strategia non violenta, Turi Vaccaro, annuncia uno sciopero della fame dal 20 luglio. “Qualche gruppo ha voluto fare la guerriglia, dobbiamo dirlo – afferma -. Forse noi adulti avremmo dovuto essere più vicini a quei giovani davanti alle reti”.

La conclusione spetta a Sandro Plano, presidente della Comunità Montana Valsusa e Valsangone, arrivato dopo mezzanotte direttamente da Roma. Sono stati giorni difficili per gli amministratori, che a breve pubblicheranno un documento sulle vicende della Maddalena: “Siamo contrari all’uso della forza pubblica e alla violenza da qualunque parte provenga – dice Plano -. Non possiamo buttare 20 anni di lotta al Tav, continueremo le azioni legali per fermare l’opera”.

Nel corso dell’assemblea arriva poi la notizia che la Commissione intergovernativa (Cig) riunita ieri non ha prodotto alcun accordo tra Italia e Francia sulla ripartizione dei costi per la nuova linea ferroviaria. Si rimanda tutto a settembre, ma la firma dell’accordo era una delle condizioni per l’erogazione dei fondi europei. La Cig ha quindi espresso parere favorevole sulla possibilità di realizzare l’opera in due fasi, ovvero secondo il progetto low cost.

di Roberto Cuda