Chi sa non parla. E chi non sapeva fino a ieri, oggi si scandalizza. Il salvacondotto al lodo Mondadori, ritagliato nella manovra finanziaria, spariglia le carte all’interno dello stesso Pdl. Imbarazzo è il sentimento più comune. Non per Berlusconi che ieri, nei salotti di Arcore, discuteva del caso che a metà pomeriggio è iniziato a  girare sui maggiori siti d’informazione. “Non si capisce – riporta  oggi Il Corriere citando le parole del premier – per quale motivo una norma giustissima diventi sbagliata se riguarda anche il presidente del Consiglio”.  Ad ascoltarlo il presidente della Provincia di Milano Guido Podestà e il senatore Salvatore Sciascia.

Insomma, Berlusconi non ha dubbi. Quel comma che modifica due articoli del codice civile non è per nulla uno scandalo come invece lo hanno definito i suoi oppositori, ma anche qualche suo alleato. La Lega no. Il Carroccio tace. E così lui insiste: “Che male c’è. Al posto della sentenza di secondo grado, per giunta in presenza di una cauzione, si attenda il verdetto definitivo, quello che, eventualmente, esprimerà la cauzione” .

Oggi, probabilmente, il presidente del Consiglio manderà avanti alcuni suoi ministri per difendere la norma contenuta nel testo della manovra ora al vaglio del Colle. Ieri, però, il caos ha regnato per tutto il giorno. E non solo per i tagli (poi smentiti) agli incentivi per le rinnovabili. “Ma quale lodo”. E’ stato la frase più gettonata tra i berluscones. In pochi, pare, se ne fossero accorti. Alcuni hanno gridato all’ennesimo scivolone del Cavaliere, vittima, a loro dire, di un consiglio sbagliato dell’avvocato Ghedini che però smentisce: “Come tutti sanno non mi occupo di procedura civile. Non so nemmeno come sia scritta la norma, del resto mi sembra che il provvedimento si sia formato al ministero dell’Economia”.

“Questi interventi estemporanei lasciano il giurista basito” e una modifica del genere non può entrare in un decreto. Questo il commento che il giurista Cesare Cavallini, docente all’Università Bocconi, affida al “Corriere della Sera. “C’è il rischio – dice ancora Cavallini – che questo doppio sistema crei disparità fra cittadini o, per meglio dire in questo caso, tra utenti del servizio giustizia”. “Le controversie che potrebbero rientrare in questa norma sono note – aggiunge ancora – ed è inevitabile che il pensiero corra lì. Ma dirò che in fondo la cosa in sé mi lascia indifferente, proprio perché l’intervento ha portata più ampia”.