Sta facendo molto discutere la notizia di una recentissima sentenza della Cassazione in materia di stupefacenti. Nel caso -sent. 25674/11 – il Supremo Giudice ha deciso per l’assoluzione di ragazzo trovato in possesso di una pianta di marijuana coltivata in terrazzo.

Nel commentare la notizia, il ministro Meloni ha definito la sentenza “scandalosaperché darebbe il via libera alla coltivazione di marijuana sul terrazzo di casa.

Anche per evitare che qualche aspirante coltivatore possa cacciarsi in grossi guai, è meglio chiarire subito il vero contenuto della sentenza.

Il Giudice di Cassazione ha deciso, in concreto, per l’assenza del reato, evidenziando la mancanza di un qualsivoglia contenuto di offesa. Sebbene si tratti di una sentenza sicuramente innovativa, e’ bene ricordare che il tema della coltivazione domestica di marijuana da anni è oggetto di contrasti giurisprudenziali. La tolleranza qui mostrata è rivolta a un’ attività veramente minima, e non è da confondersi con un via libera alla coltivazione; coltivare e detenere marijuana sono ancora reati.

Sul piano del diritto, il giovane Ministro della Gioventù sembra non gradire neanche le motivazioni dei Giudici, e dichiara:

”La motivazione della sentenza ha poi qualcosa di agghiacciante (…) e rischia di stabilire un precedente gravissimo: ovvero che un reato non sia piu’ tale, nonostante la legge, quando considerato ‘inoffensivo”’.

Il “gravissimo” e “agghiacciante” principio di cui parla il Ministro Meloni, in realtà, è spiegato nel primo capitolo di qualsiasi manuale di diritto penale (vi invito a controllare) e si chiama principio di offensività; lo aveva tratteggiato già Beccaria verso la fine del ‘700.

Il punto è ben espresso nel saggio “Sulla libertà del 1859, in cui il noto economista John Stuart Mill si chiedeva se uno Stato avesse il potere di punire qualcuno che non ha fatto un danno a nessuno.

La logica era volta a una radicale distinzione fra etica, peccato e diritto. L’etica e il peccato sono le regole del nostro tribunale interiore. Il diritto invece non si interessa né dell’etica, né del peccato,  ma solo dell’utile sociale. Un fatto è punibile solo  se cagiona un danno al singolo o alla società.

Ci sarebbe paradossalmente da chiedersi se sia socialmente utile, in un paese carico di processi, impegnare una dozzina di magistrati per decidere sul caso di quella piantina, tra l’altro in presenza di  piccoli contenuti di principio “stupefacente”

In Italia, il tanto scandaloso principio di offensività è stato oggetto degli studi di uno dei massimi giuristi nostrani, Franco Bricola. Attraverso la sua lezione, oggi è possibile affermare che un reato, per essere correttamente configurato, deve individuare un’aggressione a un bene sociale di rilevanza costituzionale. Un reato senza un profilo di offesa, in altre parole, non può esistere, perché punirebbe un comportamento libero e personale.

Già in un altra sentenza, la Cassazione (n. 28605/2008) aveva optato per una valorizzazione del principio di offensività in riferimento alla condotta di coltivazione domestica di stupefacenti, stabilendo che la l’offensività della condotta va individuata in concreto.

In ogni caso, non credo sia giusto attribuire contenuti politici alla sentenza della Cassazione. Ai giudici interessa semplicemente far rispettare il diritto, le sue garanzie e i suoi valori.

Quello che possiamo trarre da questa sentenza, forse, è una diversa riflessione sul ruolo del legislatore, che, ed è bene ribadirlo sempre, non è un re che agisce nell’anarchia della sua volontà, non è un prete che rimprovera peccati, e non è un padre che impone uno stile di vita.

Quando il Ministro parla di potere dei giudici nel riscrivere le leggi, dovrebbe tener presente che nelle società democratiche le leggi crescono in un recinto delimitato dai principi costituzionali e dai consolidati canoni che ne derivano. Il legislatore, che noi eleggiamo, ha libertà di legiferare solo all’interno di questo spazio, proprio perché sono i cittadini i detentori del vero potere e quel recinto è la garanzia contro abusi e prevaricazioni nei loro confronti.

In ogni caso, in un paese come l’Italia, purtroppo scosso da questioni criminali molto serie, trovo assurdo che gli stessi esponenti politici che si scandalizzano così fortemente per così poco, siano ben diversamente garantisti nel commentare processi oggettivamente più inquietanti.