La Grecia ha approvato il pacchetto di austerity necessario al Paese per evitare la bancarotta e accedere agli aiuti internazionali. La misura da 78 miliardi, approvata dal Parlamento con 155 sì, 138 no e cinque astenuti, si è resa necessaria per ottenere da Ue e Fmi la quinta trance di prestiti da 12 miliardi di euro. La votazione è avvenuta mentre il Paese è coinvolto in uno sciopero generale di 48 ore, iniziato ieri tra gli scontri che hanno coinvolto manifestanti e forze dell’ordine e che sono proseguiti oggi. Questa mattina la polizia ha lanciato gas lacrimogeni in piazza Syntagma, davanti al Parlamento, per allontanare i dimostranti che contestano il progetto di austerità. Le contestazioni sono andate avanti anche dopo il voto. Oltre 500 persone sono rimaste ferite e un incendio è scoppiato all’esterno della sede del ministero delle Finanze. Il bilancio degli scontri si aggiunge a quello di ieri, quando almeno 46 persone – tra i quali 37 poliziotti – sono rimaste ferite e altre 14 sono state arrestate.

La manovra prevede tagli e aumenti di tasse per 28 miliardi di euro e privatizzazioni per altri 50 miliardi di euro nei prossimi tre anni. Secondo il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso, si tratta di un “importante passo avanti sulla strada del risanamento dei conti”. Ma per completare l’opera serve che il Parlamento approvi domani anche le misure destinate a realizzare il programma di risanamento, ha aggiunto Barroso. La Grecia è arrivata alla decisione di oggi dopo che il premier, George Papandreou, ha lavorato per cercare l’appoggio di maggioranza e opposizione. Nelle scorse settimane Papandreou ha varato un nuovo governo per superare le resistenze incontrare all’interno della sua stessa coalizione. Nominando il numero due del Pasok, Evangelos Venizelos, al ministero delle Finanze e rivolgendo un appello ai deputati socialisti e a quelli dell’opposizione. Ma numerose sono state le ribellioni. Il deputato socialista Panagiotis Kouroblis, che ha votato no, è stato espulso dal suo partito. Assolutamente contrario alla manovra Antonis Samaras, leader di Nea Dimocratia – il principale partito d’opposizione, di centro destra – che, intervenuto ieri sera in Parlamento, ha definito “fallita” la politica del governo e ha spiegato i motivi del voto contrario del suo partito. Per Samaras non esistono solo due vie – o il programma o il fallimento – come indicato da Papandreou e dalle istituzioni europee. “Una serie di sciocchezze – ha definito la questione -. Si tratta di una campagna di terrore che non convince nessuno. Semplicemente danneggia i mercati”. Una linea, quella tenuta dal Nea Democratia, che “guarda all’interesse del partito” e non a quello “dell’economia greca, contro il popolo greco e contro le famiglie greche”, ha riposto il neoministro delle Finanze Venizelos.

C’è poi chi guarda oltre il voto di oggi. “Coinvolgere i creditori privati nel rollover del debito greco, siano essi banche, hedge funds o fondi, è un buon principio generale”, ha affermato Angel Gurria, segretario generale dell’Ocse, in un’intervista al ‘Sole 24 Ore’. Un tema, quello del coinvolgimento di privati, dibattuto dai leader europei con opposte opinioni. “L’estensione delle scadenze del debito dà più tempo al Paese perché così il problema della liquidità non si trasforma in insolvenza – sottolinea Gurria – e, secondo motivo, perché le riforme strutturali varate dal governo Papandreou hanno bisogno di tempo per esplicitare i loro benefici effetti”. Per il segretario Ocse “la partecipazione dei creditori privati nel rinnovo del debito greco toglie pressione sul fatto che oggi sono soprattutto i contribuenti europei a pagare gli sforzi del salvataggio”.

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