E’ stata presentata giovedì a Roma la VI edizione di Libero cinema in libera terra, il festival di cinema che si svolge nei terreni confiscati alle mafie. Erano presenti Elisabetta Antognoni e Nello Ferrieri di Cinemovel Foundation, Ettore Scola, presidente onorario della Fondazione, don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, Pierluigi Stefanini della Fondazione Unipolis e Roberto Iovino, responsabile dei campi di volontariato E!state Liberi 2011.

La manifestazione itinerante si svolgerà dal 1° al 23 Luglio, in undici regioni e venti località diverse. Fra le tappe più interessanti di quest’anno, quella di Pollica (Salerno) per ricordare il sindaco Vassallo e quella di Isola Capo Rizzuto (Crotone), al fianco del sindaco Carolina Girasole.

Elisabetta Antognoni ha ricordato le prime singole proiezioni a Corleone e Portella della Ginestra sottolineando che oggi «Libero cinema in libera terra è un Festival con venti tappe che sceglie di portare in giro storie di legalità, di diritti umani riaffermati, di diritti umani negati, storie che vedono protagonisti gli ultimi e gli emarginati».

«Se le tappe aumentano, vuol dire che di pari passo la presenza mafiosa continua a crescere», ha detto con amarezza Ettore Scola. Quando il microfono è passato a lui, di cinema se ne è discusso ben poco. Ha parlato del vento positivo che percorre la nostra società civile. Ha accusato la politica di estraneità all’universo giovanile, se l’è presa con «una scuola non in grado di trasmettere amore per qualcosa e strumenti per la lettura della realtà», dell’incapacità dei partiti di «offrire qualcosa» in cui credere. La sua barba bianca che non si scomponeva era il segno di chi forse conosce l’anima più profonda e amara di questo Paese. E infine si è augurato di non ritrovarsi fra un anno «a rimpiangere l’atmosfera di speranza che oggi respiriamo».

La voce di don Ciotti invece ha vibrato come sempre. Ha ricordato Roberto Morrione (il fondatore di Libera Informazione scomparso il 20 maggio) e la Cooperativa Valle del Marro (Piana di Gioia Tauro), vittima di continui attacchi intimidatori. Ha detto che viviamo in un Paese in cui «cresce il penale e diminuisce il sociale» e che «il lavoro non è né un diritto né un optional, ma uno strumento fondamentale per la libertà e la dignità della persona». Ha sottolineato che nei «momenti di grande fragilità sociale», le mafie tornano alla carica con campagne di reclutamento fra i giovani.

Poi si è concentrato sull’iniziativa Libero cinema in libera terra. «Cinema è una parola di origine greca che vuol dire movimento. Anche Libera è un movimento. E far camminare il cinema vuol dire far muovere le coscienze e mettere in moto i sentimenti, far emozionare, stimolare la soluzione della responsabilità. In un cambiamento della società, l’arte può e deve fare la sua parte, non come semplice strumento di intrattenimento, ma come mezzo capace di graffiare le coscienze e di stimolare la politica». Perché l’obiettivo di iniziative come questa è «fare di ogni spettatore un protagonista della democrazia», dei cosmocivici (da una definizione della scrittrice Fatima Mernissi), come piace dire ai battaglieri animatori di questo Festival.

di Andrea Meccia
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