“Mi sento mortificato”. Una bocciatura senza appello quella di Dario Fo che rimanda al mittente il progetto della “Grande Brera”, ovvero il trasloco della storica Accademia delle Belle Arti presso l’ex caserma di via Mascheroni. “Tra Liceo e Accademia, ho vissuto in quel quartiere per 8 anni – continua il premio Nobel – Ho anche insegnato e fatto diversi interventi, mi sono battuto in passato perché l’Accademia rimanga un luogo adeguato per gli studenti e per la storia che rappresenta: intorno a lei è nato tutto, il museo, la biblioteca e anche il quartiere Brera. Fo identifica nelle vie dietro La Scala il centro culturale della Milano del dopoguerra, “anni straordinari, artisticamente vivaci. E oggi invece, si cerca di sradicarla, toglierla di mezzo, sostituire le aule di insegnamento con bar e ristorante. Siamo alla fine del mondo”. L’opinione dell’artista più famoso della città è condivisa da buona parte del corpo studentesco dell’accademia che a sloggiare dagli storici locali, per far posto all’allargamento della pinacoteca, non ci pensa nemmeno.

L’Accademia di Brera ospita nella sua sede la pinacoteca, la biblioteca nazionale Braidense, l’osservatorio di Brera, l’orto botanico, oltre che, ovviamente, le aule dedicate alla didattica. Poco spazio per tante attività. Tant’è che è fin dagli anni Settanta che si parla di Grande Brera. Quarant’anni di dibattito che però non hanno mai portato a nessuna indicazione operativa.

Almeno fino al 19 luglio del 2010, quando una serie di istituzioni comunali e nazionali sottoscrivono il protocollo per la “Conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale della città di Milano”. “Una storica intesa che, dopo oltre trent’anni, vede condivisi gli obbiettivi di Accademia e Pinacoteca – dichiara Mario Resca, Commissario straordinario per la Grande Brera – Il protocollo rappresenta un punto di partenza per dotare Milano di un polo culturale di eccellenza internazionale”.

A un anno di distanza, in occasione della giornata dedicata al Premio Nazionale delle Arti, Resca, ribadisce che per far decollare la Grande Brera servono i soldi, “almeno 30 milioni per partire, per realizzare il progetto esecutivo dell’architetto Mario Bellini, necessario per la ricerca degli altri finanziamenti sia pubblici che privati per un disegno complessivo da 150 milioni di euro”.

Il progetto in questione riguarda la risistemazione della pinacoteca che dovrebbe assorbire gli spazi didattici passando così da 14mila a 20mila metri quadri. Ma non solo: sono previsti anche una copertura di vetro sul cortile principale, sul modello di Norman Foster al British Museum, la riorganizzazione delle sale in un nuovo percorso museale, un collegamento con l’Orto botanico e Palazzo Citterio. Ma ancora i servizi al pubblico, dunque dalla caffetteria al ristorante e dal bookshop all’auditorium, che andrebbero così ad occupare gli spazi dedicati oggi alle aule didattiche. Inoltre presso Palazzo Citterio (altri 8 mila metri quadrati) trovereb­bero spazio un nuovo ingresso, una sala congressi e le collezioni del Novecento.

Ma resta un nodo da sciogliere: il trasferimento delle Belle arti nell’ex caserma di via Mascheroni. Tutti d’accordo dunque? Non tutti.

“Noi vogliamo valorizzare la Brera che già esiste con la compresenza di accademia e pinacoteca, fondamentali per la didattica. Dateci Palazzo Cusani o Palaz­zo Citterio”. Questo il commento di Dario Micci, presidente della Consulta degli studenti. Una posizione condivisa da praticamente tutti gli studenti. “Significa chiederci di abbandonare lo spazio di Brera per trasferirci in una sede non idonea per la didattica, più decentrata, in una zona priva di servizi e infrastrutture di accoglienza per gli studenti”, continua Dario che sottolinea anche come la nuova location sia sotto il vincolo della sovraintendenza ai Beni Culturali: “Non si possono apportare modifiche strutturali, a meno di intervenire con modifiche sul piano di governo del territorio del Comune”.

Gli studenti trovano in Dario Fo un prezioso alleato che lancia la sfida direttamente alla nuova giunta di centro-sinistra che governa la città:In Francia ad esempio, hanno un enorme rispetto delle sedi culturali, e non per un atteggiamento di maniera, bensì di sostanza: “Adesso vediamo cosa farà il nuovo Comune: accettare passivamente questo sbaraccamento non mi pare la posizione migliore per cominciare”.

di Giovannij Lucci