Il suo album, Fratammè, sta incontrando i favori della critica mentre, sul web, il singolo omonimo è uno dei più ascoltati delle ultime settimane. Ed è proprio dalla canzone Fratammè, rap napoletano che racconta un fatto di cronaca realmente accaduto, la strage di Sant’Anna di Palazzo del 1991, che parte la lunga chiacchierata con Francesco “Ciccio” Merolla, uno dei musicisti più apprezzati del panorama partenopeo e con importanti collaborazioni alle spalle.



Come nasce Fratammè?
E’ un racconto in musica di un fatto realmente accaduto nel 1991 e che mi ha toccato profondamente, perché ero amico di una delle vittime.

Una canzone anticamorra quindi?
No. Non è una canzone anticamorra. E’ qualcosa di più generale e complesso. E’ la condanna della crudeltà umana.

Che cosa vuoi dire?
La camorra è solo una conseguenza, un’espressione di una crudeltà che si sta diffondendo a macchia d’olio nella nostra società. Siamo arrivati al cane mangia cane a tutti i livelli.

Quindi per te la camorra non esiste?
Prima di tutto bisognerebbe spiegare bene che cos’è la camorra. Per me un camorrista non è solo quello che spara, ammazza o ruba ma anche il professore universitario che impone i suoi libri per superare gli esami o la radio che ti chiede soldi per mandare in onda un tuo pezzo. Per me camorrista è chiunque compie una violenza, anche se non fisica. Ecco, io sono contro tutte queste persone.

Le tue canzoni allora sono un attacco ai mali della società, non solo alla camorra?
Esatto. Io non amo l’etichetta di “anticamorrista” perché, per certi versi, sono proprio i camorristi le prime vittime.

Questa, però, sembra una giustificazione per i criminali.
No, non lo è assolutamente, anzi. Parlo di vittime perché, molto spesso chi sceglie la strada della criminalità lo fa per ignoranza. Si fa attirare dal mito del camorrista che fa la bella vita senza rendersi conto, invece, che chi entra a far parte del “sistema” si condanna da solo a una vita d’inferno.

Cioè?
Io sono nato e vivo nei Quartieri Spagnoli. Sono cresciuto tra i vicoli e così ho conosciuto molti di quelli che fanno parte del “sistema”. Fanno una vita da cani anche se i giornali e le televisioni parlano solo dei soldi che fanno. Lo sai che un camorrista la prima cosa che fa è mettere da parte i soldi per l’avvocato per quando lo arresteranno? Molti di loro vivono chiusi in casa con la paura di essere uccisi o arrestati. Se un figlio esce per andare al cinema stanno alzati fino a quando non torna, sempre con il timore che possa succedergli qualcosa. E’ vita questa?

L’hanno scelta loro.
Sì, ma nessuno si chiede il perché. Nessuno si domanda per quale motivo un essere umano si trasforma in un predatore dei suoi simili. La verità è che a molti, soprattutto ai politici, conviene che ci siano la camorra o la mafia perché arrestare un boss costa meno che creare le condizioni perché non si formino altri boss.

Il pesce puzza dalla testa allora.
Sempre. Secondo te persone che hanno la terza media, e a volte manco quella, sono capaci di creare imperi milionari senza qualche aiuto dall’alto? A volte penso che i camorristi siano solo “pupi” nelle mani di qualche politico, che li muove fin quando servono e, quando non servono più, li scarica. Per questo, per me, sono vittime. Perché si fanno coinvolgere in una cosa più grande di loro senza rendersi conto di qual è la verità.

Non tutti però. Qualcuno le capacità “manageriali” le ha.
Certo. Come in tutte le cose ci sono le eccezioni. Andiamo, però, a vedere il grosso di quelli che entrano nel “sistema”. Quasi tutti sono carne da macello, destinata a finire o al camposanto o in galera. E per cosa? Per qualche centinaio di euro a settimana e la finta speranza di migliorarsi.

Questo è quello che vuoi spiegare con le tue canzoni?
Sì. Anche Femmena Boss non è una canzone contro o a favore del “sistema” ma una canzone sul “sistema”. Il racconto di una donna che entra a far parte della criminalità organizzata non rinunciando però ad amare il suo uomo anche se è consapevole che pagherà questa sua debolezza. Nel video, infatti, chi la uccide è proprio l’uomo che lei ama.

Anche questo è un “pezzo” forte. Da dove nasce?
Sempre da quello che vedo. I miei brani sono fotografie della realtà che mi circonda.

Qualcuno però ha affrontato i tuoi stessi temi in maniera diversa.
E’ il bello della musica. Ognuno racconta quello che vede dalla sua angolazione, dalla sua prospettiva. Ci sta chi condanna e chi difende. Io mi limito a osservare.

E la tua prospettiva qual è?
Quella di chi sta per strada e vive Napoli.

di Luigi Sabino
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