“Ancora devo capire quale interesse possa avere un italiano che vive in Argentina a votare il referendum sull’acqua in Italia. E questo conferma la mia convinzione: il sistema del voto all’estero, così come è, è un’enorme assurdità”. Per Giovanni Sartori gli italiani non residenti nel Belpaese potrebbero anche non votare per il referendum. Alzano l’asticella del quorum e non sono direttamente coinvolti, quindi disinteressati.

Secondo il politologo 87enne, dal 1994 professore emerito alla Columbia University di New York, il risultato dei quattro quesiti referendari “è strascontato. Sul nucleare non ci sono dubbi ormai, riuscirà e trascinerà anche tutti gli altri senza troppa fatica”. L’acqua? “Privata o pubblica il risultato non cambia: dipende sempre da chi la gestisce, dai singoli casi”. Legittimo impedimento? “Inutile parlarne”.

Agli italiani nati, cresciuti e residenti all’estero cosa interessa? “Credo quasi nulla”. Ma “non si può decidere che la possibilità di voto per gli italiani fuori dai confini non si applica ai referendum”, dice Sartori. L’unico modo sarebbe quello di “abolire quel sistema e far votare a mezzo posta, molto semplicemente, senza divisioni in collegi elettorali”. Che però “sono bacini di voto controllati e coccolati dai partiti, che difficilmente lascerebbero le adorate preferenze gestite senza troppe difficoltà in giro per il mondo”. Non solo, ma per il politologo, “ci sono delle bande più o meno mafiose che si mettono insieme e pilotano quei voti. Del resto la quasi totalità di questi italiani all’estero non conosce né segue la politica nazionale né tanto meno le discussioni sui quesiti referendari. Ma non si possono escludere, ripeto, andrebbe cambiato il sistema del voto all’estero, eliminare i collegi”.

Ci sono anche dei problemi oggettivi. Sul quesito per il nucleare, ad esempio, l’aver modificato la legge e quindi cambiato quesito ha portato alla necessità di ristampare le schede ma il Viminale ha dichiarato che non c’è tempo e quindi gli italiani all’estero non potranno votare sul nuovo testo. Finirà che i voti espressi non saranno considerati validi? “Un’assurdità assoluta, ripeto, il voto all’estero per collegi è una cosa assurda, non si capisce a cosa serve ed è appunto complicato. Poi certo rimane il solito problema dei referendum”. Quale? “Hanno senso solo quelli che la gente può capire”.