Quando ci si trova di fronte a un problema di sanità pubblica come quello scaturito dal batterio Escherichia coli O104:H4 in cui non si riesce a identificare con precisione la fonte primaria di infezione, in molti si immaginano gli scienziati febbrilmente al lavoro dietro microscopi e apparecchi complicatissimi.

In realtà preliminarmente il lavoro da svolgere, per scovare la fonte di infezione, è più simile a un’indagine poliziesca. Se si comprende bene questo fatto, si può capire, senza immaginarsi improbabili complotti (rilanciati immancabilmente da qualche sito web spazzatura) perché all’inizio sono stati messi sotto accusa pomodori, insalata e cetrioli in genere, poi i cetrioli biologici spagnoli, e in seguito i germogli biologici di vario tipo prodotti da una azienda agricola della bassa Sassonia.

Nel momento in cui vengono ricoverate, in una zona geografica abbastanza ristretta, più di duemila persone colpite da diarrea emorragica e da sindrome emolitico-uremica, e di queste 22 muoiono, la prima cosa che si deve fare è cercare di capire che cosa hanno in comune. Le analisi cliniche dei pazienti mostrano che sono infetti dal batterio in questione, ma questo non ci dice come e dove hanno contratto l’infezione. E questo è fondamentale per bloccare la sorgente del contagio.

Avete migliaia di persone che stanno male, ma non hanno mangiato tutte nello stesso posto. Se fosse così, la faccenda sarebbe già risolta. Si tratta allora di fare un paziente lavoro di investigazione per capire che cosa hanno in comune quelle persone. Si devono meticolosamente interrogare, chiedere quando, dove e che cosa hanno mangiato prima di stare male. Incrociare i risultati, escludere le correlazioni non significative, e confrontare i dati con ciò che hanno fatto le persone che invece non sono state male. Questo ultimo punto è fondamentale: avere a disposizione un “gruppo di controllo”.

Le interviste hanno subito escluso come possibili fonti di infezioni la carne poco cotta e il latte non pastorizzato, spesso implicati in passato in casi di questo genere. Le indagini preliminari dell’Istituto Robert Koch mostravano una correlazione significativa tra gli ammalati e il consumo di cetrioli, pomodori e insalata crudi.

Anche il profilo dei colpiti era anomalo: c’è una maggiore presenza rispetto al solito di giovani donne. E magre. Questo non significa necessariamente che il batterio colpisca in modo più virulento questo gruppo, ma probabilmente solo che questo gruppo di persone ha avuto un contatto maggiore con la fonte, tuttora non ben determinata, dell’infezione. È plausibile immaginare che, statisticamente, un numero maggiore di donne magre consumino ortaggi crudi e altri alimenti “salutistici”.

Dal 29 maggio al 2 giugno i ricercatori proseguono le loro indagini “poliziesche” su 46 pazienti, e confrontano le loro risposte con quelle di 2100 persone non contagiate simili per età, sesso e regione di residenza. Questi i risultati:

Cibo mangiato     % tra i malati    % tra i sani

Cetrioli                                       75                              50

Pomodori                                 80                              63

Insalata                                     84                              47

Come si vede una percentuale statisticamente maggiore di pazienti ha mangiato cetrioli, pomodori o insalata rispetto al gruppo di controllo. Addirittura il 95% dei ricoverati ha mangiato almeno uno dei tre “presunti colpevoli”.

Ora considerate i risultati preliminari delle indagini nei negozi di alimentari e nei mercati: trovate dei cetrioli biologici spagnoli che risultano positivi all’Escherichia coli del tipo che produce le tossine letali. Ancora non avete esattamente “l’impronta genetica” del batterio trovato sui cetrioli spagnoli: state cercando un assassino vestito con un cappotto rosso. Una pattuglia arresta un noto assassino con il cappotto rosso. È armato. Per sapere se è veramente lui il colpevole dovete aspettare qualche giorno in attesa di svolgere il test del Dna. Che fate nel frattempo, lo lasciate a piede libero o lo arrestate?

Questa è stata la decisione che hanno dovuto prendere le autorità tedesche. Hanno deciso di arrestare il presunto colpevole in attesa di test più accurati. Test che hanno mostrato la sua innocenza in questo caso, nonostante il vestito rosso e girasse armato. Le autorità tedesche continuano a sconsigliare il consumo di pomodori, insalata e cetrioli crudi dati i riscontri che vi ho mostrato sopra. Che però non sono una dimostrazione di “causa ed effetto”. Insieme a quei vegetali i malati possono aver mangiato anche altri alimenti che gli investigatori hanno trascurato.

Ora i detective hanno trovato la “pista” dei germogli di un’azienda biologica della bassa Sassonia, sempre seguendo il filo dei comportamenti dei pazienti prima di ammalarsi. Sono veramente i germogli? Le indagini sui germogli attuali sono per ora negative. Questo però non esclude che un lotto di quella azienda in passato sia stato contaminato. Non sarebbe certo il primo caso di intossicazione, anche mortale, da germogli. È già successo in Giappone, come racconta Anna Meldolesi sul Riformista.

Certo, se i detective avessero chiesto subito ai pazienti se avevano mangiato germogli, magari in un panino o in un salad bar, avrebbero potuto fare delle analisi più accurate in tempo reale. Però è anche vero che con il senno di poi è facile accusare. Insomma, difficile il lavoro del cacciatore di batteri

Ps: commenti complottisti su Ogm, virus, vaccini, mutazioni, multinazionali e compagnia cantante non verranno minimamente presi in considerazione.