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Beppe Scienza
Esperto di risparmio e previdenza

Una trappola targata Genertel

Parecchi clienti di Genertel sono soddisfatti di pagare l’assicurazione per l’automobile meno che presso un’agenzia tradizionale. Ciò vale anche per le altre compagnie via telefono, grazie ai minori costi di distribuzione e alla differenziazione spinta delle tariffe in base all’età, al sesso ecc.

Peccato che in campo assicurativo non valga nessuna proprietà transitiva. Le offerte di Genertel possono essere buone e pessime invece quelle di Genertel-life, sua consorella sempre del gruppo delle Assicurazioni Generali. Prendendo infatti in esame Sicuramente, risulta che non è neppure particolarmente peggiore di analoghe proposte sul mercato. A conferma che tutti i prodotti previdenziali sono da evitare.

Pubblicità ingannevole.
Peggiore è semmai il modo con cui è presentata, anche se difficilmente un occhio inesperto coglie i vari inghippi. Viene sbandierato un “rendimento 2010 3,10% netto”. Una menzogna, visto che è invece 2,71%. Per gli investimenti, e “Sicuramente” è addirittura definita polizza d’investimento, con l’aggettivo “netto” s’intende senza equivoci al netto delle tasse. Invece quella percentuale è “al lordo delle imposte”, come si scopre esaminando la Scheda prodotto.

La polizza è definita “con rendimenti storici elevati”. Altra falsità, che lo stesso Fascicolo informativo è costretto (dalla normativa Isvap) a smentire. Il Rendimento minimo riconosciuto agli assicurati appare infatti inferiore al Rendimento medio dei titoli di Stato. Sempre, per tutti i 5 anni riportati. Sono stati superiori semmai i rendimenti della cosiddetta gestione separata, che vengono però spavaldamente tosati prima di essere retrocessi ai clienti.

È inoltre capzioso vantare la convenienza della tassazione del 12,5% perché è quella normale per gli investimenti pluriennali, quale questo è. In raffronto coi conti deposito è una forzatura sfacciata.

Ma se tutto questo non è bello, la vera bruttura è un’altra.

Intrappolati per 12 mesi.
Il peggio è la clausola che impedisce per un anno il riscatto, essendo per altro impossibile la vendita o altro smobilizzo. Questo vale ormai per moltissime altre assicurazioni a premio unico, ad esempio di Intesa, di Unicredit o di Postevita.

Tale vincolo iugulatorio viene addirittura gabellato come un vantaggio: “Il capitale è liquidabile anche parzialmente in qualunque momento, decorsi dodici mesi dalla sottoscrizione”. Che faccia tosta!

Per gli impieghi del risparmio la liquidabilità è la regola: si possono smobilizzare senza vincoli temporali obbligazioni, azioni, fondi comuni, monete auree… Persino un immobile o un quadro. Magari uno ci rimette, ma all’occorrenza può vendere. Con “Sicuramente” di Genertel-life, e con le altre bestie della stessa specie no: uno è incastrato per un anno. Coi fondi pensione addirittura fino alla morte. (Per qualche approfondimento su polizze e fondi si veda la mia pagina personale)

Altre “perle”.
Ufficialmente è definita un’assicurazione sulla vita (tariffa V13J Web). Ma come per gran parte delle polizze previdenziali si tratta in pratica di una finzione. Il contenuto assicurativo è nullo, tanto che esplicitamente è definita ininfluente l’età dell’assicurato.

Altra presa in giro è il massimo versabile di 50 mila euro a testa. È una vecchia furbizia commerciale, che già negli anni ’80 adottavano regolarmente società poi finite in bancarotta, come l’Eurogest-Scotti. Volevano così indurre i propri clienti a credere che il loro ciarpame fosse merce rara.


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