2 giugno 2011, Festa della Repubblica. I Grandi del mondo in visita da Napolitano per festeggiare i 150 anni dell’Unità. Come vive la festa il microbo fra i Grandi, fra una pennichella e una gaffe, fra una fuga dai fischi e un mare di invidia, fra i luminosi ricordi e un fosco futuro.

Un nonno arzillo e un povero mandrillo

E’ la Festa dei centocinquanta anni
ed i Grandi son da Napolitano,
mentre il premier, da vecchio barbagianni,
fa un pisolin da loro non lontano

o ad occhi chiusi pensa a quel G8
con il trionfo a L’Aquila post sisma,
al tempo in cui non era ancor decotto
e passava per pieno di carisma.

Ad personam poi giunse il terremoto…,
bocciati tutti i trucchi di Angelino,
cento comuni persi con il voto,
nel Pdl ormai grande casino,

la lista dei reati che si allunga,
un piovere di fischi ovunque vada,
cancellato il relax da bunga bunga,
ostile dei padani la masnada,

ricattato dai turpi Scilipoti,
con quattro referendum già perduti
prima ancora che il popolo li voti,
con centinaia di milion fottuti

per la sentenza sulla Mondadori
che molto presto lo rovinerà…
E qui, Napolitan che fa furori,
osannato dalle celebrità

ed invocato da entusiaste folle.
Un tarlo gli devasta il capoccione:
invece di salire all’alto Colle
con le manette finirà in prigione.

Scendi in campo o ti aspetta la galera…
aveva suggerito la sua mamma,
mentre si avvicinava la bufera.
Discese, ma inciampò. Ed ora è un dramma.