Vi ricordate il “Purtroppo c’è la Costituzione” di Giuliano Amato ai tempi del World Gay Pride del 2000 a Roma? A distanza di undici anni da quell’evento che suscitò le polemiche dimostratesi poi infondate dei clericali e del Vaticano, la capitale d’Italia si prepara – sempre complice la Costituzione – a ospitare l’Europride. Si tratta stavolta di una kermesse politica di 12 giorni (dal 1° al 12 giugno) in cui i diritti civili delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender verranno messi al centro da parte di scrittori, intellettuali, politici, militanti, semplici cittadini e studiosi di vario genere. Appuntamento conclusivo della dodici giorni, la Pride Parade, la marcia per l’orgoglio GLBT, che si terrà l’11 giugno dalle 16 con partenza da Piazza dei Cinquecento per commemorare la rivolta di Stonewall, avvenuta a New York il 28 giugno 1969.

Nel 2000 il Vaticano si rivelò il migliore ufficio stampa per la riuscita del World Pride, che arrivò a ospitare ben 400.000 partecipanti assai diversificati e colorati (come racconto nelle pagine conclusive del mio romanzo Tutta colpa di Miguel Bosé). Sembra però che quest’anno le gerarchie ecclesiastiche abbiano preferito tenere un basso profilo sulla questione. Non così l’immarcescibile Carlo Giovanardi, oggi sottosegretario ai diritti di certe famiglie (non di tutte, sia chiaro: solo quelle che gli piacciono) il quale ha dichiarato a l’Espresso: “Non ha senso l’Europride, perché già in passato eventi come questo hanno offeso il Papa e i sentimenti di milioni di cattolici.” E alla dichiarazione di Giovanardi hanno fatto seguito quelle degli altri teo-con de noantri, dalla rediviva Binetti al nazi-padano Borghezio, tutti a criticare, stigmatizzare, eccepire e alzare il sopracciglio. Naturalmente questi statisti ignorano che l’Italia è oggi l’unico Paese europeo assieme alla Grecia a non aver migliorato né di poco né di molto la situazione giuridica delle coppie dello stesso sesso che nel frattempo si sposano e adottano figli quasi in tutto l’Occidente. Di conseguenza, un evento politico che discuta di questi temi in Italia, chiamando l’attenzione della comunità internazionale sul nostro caso da paese del quarto mondo sembra essere il classico cacio sui maccheroni.

Al di là di questa banale considerazione di opportunità socio-politica, c’è da dire che Giovanardi & co. non afferranno nemmeno la portata economica dell’Europride. Allora diamo solo pochi numeri: l’Europride di Madrid del 2007 attirò, fra marcia e intera kermesse, circa 2.500.000 partecipanti. Che significa anche 2.500.000 turisti che prenotano stanze d’albergo, mangiano e bevono in ristoranti e trattorie, comprano ricordi, vanno ai musei, si spostano eccetera. Insomma, siamo proprio sicuri in tempi di crisi così clamorosa a voler sputare su un indotto economico potenziale degno di un’Olimpiade? Per carità, i numeri romani saranno senza dubbio inferiori a quelli madrileni, anche grazie alla ostilità del governo della Repubblica, che ancora una volta non ha saputo cogliere la palla al balzo. Eppure, qualche dindarello, come si dice a Roma, dovrebbero comunque portarlo.

Unica nota positiva? Le istituzioni locali, almeno a livello di Campidoglio (Alemanno) e di Provincia di Roma (Zingaretti), hanno capito la portata sociale ed economica dell’Europride e hanno dato il loro benvenuto. A questo proposito, consiglio caldamente di guardare la video-dichiarazione di pochi giorni fa del sindaco Alemanno, perché forse puzza di ob torto collo, ma almeno dimostra che portare un Europride a Roma può anche servire a educare amministratori che mai e poi mai si sarebbero sognati di doversi mostrare così… occidentali.

Che s\’ha da fare per fare il sindaco di Roma