Ieri la maestra di mia figlia mi ha detto terrorizzata che nel uichend si toccheranno punte di ventibove gradi. Meglio. No, lei era terrorizzata, come il fornaio senza forno che voleva accendere il climatizzatore perchè non ne poteva più del caldo torrido. E’ la fiacca del quartiere San Donato, è la fiacca dell’occidente.
Poi arriva il sabato, chi può va al mare, chi può evita il rito della via crucis sull’A14 e sta a casa e se ne va a rinchiudersi nei vari inferni indor che la metropoli di provincia offre: centri commerciali, ichea, leroi umarell o l’ambitissimo autlet di Castelguelfo che ha più turismo lui che la città di Bologna.
Pochi temerari si riversano al parco, di solito padri assenti durante la settimana, gente che lavora dieci quindici ore al giorno per molto meno di 6.000 euro al mese, nuovi poveri ben vestiti costretti al sabato mattina dalle proprie mogli a stare coi figli.
Padri compensativi, animatori da villaggio turistico che fanno un gran casino per piacere ai figli annoiati  oppure che telefonano agli amici della balotta in attesa spasmodica del lunedì mattina, il primo giorno lavorativo della settimana, il giorno del riposo.

Il sole splende, fa caldo e si lamentano tutti.
Un umarell entra dal fornaio gremito di zdaure. “Devo prendere il numero?” mi fa. “No” gli faccio. Dopo dieci secondi, maleducato come solo certi umarells sanno esserlo grida “Senta io non ho tempo da perdere, ma le avete delle brioss salate?”. “No” gli dice il fornaio, allora , l’umarell esce scossando la testa. No fiuciar.
Diverso il clima dal fruttivendolo che mi spiega la differenza tra le patate nuove e quelle vecchie, del suo oscuro passato di coltivatore di patate, del colore della patata, dell’acqua contenuta delle patate e molto di più.
Pago le patate con carta di credito, torno a casa, riempio il frigo, scrivo questo post sempre più convinto che una Bologna peggiore sia possibile.

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