Per l’ultimo sgombero Alemanno ha fatto scrivere un “no” in rosso sulle case-baracche dei rom con bambini in età scolare: queste non dovranno essere toccate. Almeno fino a giugno quando le scuole termineranno. Il provvedimento è stato attuato per salvaguardare i bambini rom che potranno così continuare ad andare a scuola. Il resto delle case-baracche è stato abbattuto dalle ruspe che sono passate sopra a tutto ciò che gli abitanti non sono riusciti a portar via.  I rom senza casa, costretti al nomadismo, si sono dispersi chissà dove. Nel campo, ridotto ora a un cumulo di macerie, sono rimaste in piedi solo alcune baracche.

L’accaduto, con le debite distanze, mi ricorda un passo della Bibbia in cui Dio disse agli israeliti di tingere, con il sangue degli agnelli, le porte di casa per distinguerle da quelle degli egiziani perché nella notte sarebbe passato l’angelo della morte a uccidere i primigeniti.

Nel caso di Alemanno, invece, il segno rosso salva i bambini lasciandogli un tetto sulla testa.

E’ vero, ognuno è libero di scegliere il proprio modello: il sindaco di Roma ha scelto Dio.

Non mi interessa comunque fare ironia, perché voglio prendere spunto da questo sprezzante episodio per parlare ancora una volta di diritti negati a rom e sinti.

Gli italiani di etnia rom e i sinta ci sono, che fare per favorirne l’interazione? Sì, italiani di etnia rom e sinta perché il 70% dei residenti nel nostro Paese lo sono. Esattamente come gli italiani di etnia ebraica.

Se si vuole ricevere il rispetto di regole si devono dare diritti: gli stessi che hanno gli altri italiani. Nessun non zingaro vive in campi nomadi. Qualche disinformato, tanto di destra quanto di sinistra, obietterà che gli “zingari” sono nomadi. Nessun antropologo al mondo vi darà ragione. Se hanno viaggiato per anni, è solo perché la loro è una storia simile a quella del popolo ebraico che fu costretto alla fuga a causa delle continue persecuzioni. E’ possibile che qualcuno abbia notizie più fresche delle mie sul nomadismo degli “zingari”, ma sappia che si trova in buona compagnia: per i medici nazisti gli “zingari” erano portatori del terribile Wandertrieb, ovvero del gene dell’istinto al nomadismo.

Quindi i rom e i sinti non sono nomadi.

Come tutti vorrebbero delle case e se a volte preferiscono restare nei campi nomadi è solo per paura. Il sentimento che prevale tra i rom e i sinti nei nostri confronti è quello di paura, come ben sa chi li frequenta. La paura di essere aggrediti, discriminati, odiati, disprezzati. E’ la loro storia a condurli verso un atteggiamento guardingo nei nostri confronti. Chi avesse voglia di approfondire il tema può farlo attraverso i libri che raccontano le persecuzioni subite da rom e sinti.

La paura regola la loro quotidianità, tanto da fargli preferire il campo nomadi a una casa. La loro situazione è simile a quella di tutti gli immigrati, italiani compresi, che pur sapendo di condividere lo spazio con persone che delinquono, preferiscono quella realtà al rischio di finire in un condominio abitato da gente che li odia. E’ fuori dubbio che nessuno accoglierebbe volentieri degli “zingari” nel proprio caseggiato.

La prima cosa da fare oggi è smantellare i campi nomadi regolari e distribuire i rom e i sinti di etnia italiana in appartamenti ubicati nello stesso quartiere. Questo permetterebbe loro di non distruggere le relazioni già esistenti con i non zingari e ai bambini di continuare a frequentare le stesse scuole.

Si dirà: “Eh, sì a loro la casa e a noi no!”

Giusto, ma se questi sono cittadini italiani e vengono sfrattati (perché lo sgombero equivale a uno sfratto) hanno diritto a ricevere un alloggio, come chiunque altro. Dare questo diritto significa potere, poi, esigere il rispetto delle regole. Altrimenti perché dovrebbero rispettare le regole degli italiani che vengono costretti a vivere tra i topi e in prossimità delle discariche?

Si riceve rispetto se si da rispetto. Si riceve civiltà se si da civiltà.

E se gli “zingari” non ci sono simpatici, pazienza perché i diritti non si concedono solo agli amici o a quelli col portafoglio gonfio. La civiltà non fa preferenze in termini di diritti. O almeno non dovrebbe.