BestaBurs, poang, ivar, benno, stokvar, grunsdagtk, gasp, gulp, burp sono solo alcuni nomi dell’universo Ikea: personalmente trovo che alcuni prodotti siano eccellenti.

Da ieri sono un po’ meno convinto delle festine di compleanno che organizza (???) Ikea. Lo so perchè ci siamo stati, su invito. Quello che segue è un reportage dal civilissimo” sveden laif stail ov èppi bòrdèi tu iùùù” dall’ Ikea di Parma.

ore 17,00

Ikea, per le festine di compleanno, mette a disposizione un angolo di ristorante. Per accedervi bisogna casualmente transitare davanti a un cestone che erutta peluche. “Papà lo prendiamo?”, papà “NO!”

Tale angolo di ristorante è uno spazio privo di colore, con tavoli ai lati (alcuni di questi con le sedie agganciate sotto al ripiano, alla portata anche dei più piccoli qualora decidessero di farsele rovinare addosso), due postazioni playstation spente (unico sintomo pedagogico della giornata), una splendida vetrata con vista piano di sotto (la vetrata è infrangibile ma senza simboli visivi: i bambini dai tre anni in su possono rincorrersi e stamparsi come dei gechi).

Una ragazza con maglia gialla tenta invano di attirare l’attenzione della quindicina di piccoli presenti. Comprendiamo subito che si tratta di una professionista steineriana perchè sulla maglia c’è stampato “staff” (forse l’onomatopea per indicare i bimbi quando si infrangono come gechi sulla vetrata di prima). I piccoli si fanno ciascuno i cazzini proprii. La Montessori del fai da te ha l’entusiasmo di chi è rassegnato da tempo e ha deciso che vivere stanca. All’improvviso scompare per riapparire con una mastellina piena di mollette e colori. Sussulto. Cinque minuti poi basta. Le mollette se le attaccasse lei.

Ore 17,30: merenda (in svedese: se magna).

Una cuoca vera, non in betulla o faggio trattato, serve un vassoietto a ciascun innocente. Contenuto del vassoietto: succo di frutta, simil-crostatina in nobilitato di marmellata, patatine fritte con impregnante di semi di girasole, mattonella di pizza laccata mozzarella.

Avanza quasi tutto (c’è sempre bisogno di colla per il multistrato giù alle mensole).

Il popolo di quattrenni riprende a scoriattare pericolosamente oltre lo spazio destinato alla festa (più dell’impotenza della Maria Rita Parsi dei poverissimi potè l’indifferenza dei genitori che applica il fai da te anche ai figli).

Ore 17,40

L’animatrice (…) è presissima dal truccare i bimbi. Dopo poco è costretta a far su fagotto (leggi mastellina e mollette) perchè il management minaccia “TORTA”.

Ore 18,00

La cuoca incede con un carrello Mercatone Uno sormontato da una torta: le pance degli innocentissimi sono ancora indignate e già si ricomincia. Gli incolpevoli vengono fatti accomodare, di nuovo, fatti assistere alla composizione acrilica e allo spegnimento di un minuscolo dardo ben avvitato al centro della pannosa creatura. La festeggiata piange, pare per motivi personali. La cuoca si allontana con l’architettura cromatica al mastice degradabile, percorre ottanta metri per raggiungere la cucina dove taglierà (si ode rumore di fresa) la cosa. Nel frattempo i bimbi si scoglionano. Jacopo stoicamente resiste, non prima di chiedermi di andare di là a sgridare la cuoca.

Eccola!!! Essa torna: ogni pargolo riceve una porzione di autobloccante, ogni pargolo si limita a tastare. Il resto è destinato al menu di domani (involtini dropkar in salsa ingmarbergman, è svedese, basta non capire un cazzo che si fa mangiare).

Ore 18,10 (successone della torta: peccato che la cuoca sia dovuta tornare subito, se aspettava un attimo…)

Riprende la festa con babydance: il rassegnatissimo staff ricreativo estrae un lettore cd che non vedevo dai tempi dei videogiochi con le stanghette, parte una musica disco che incute otite (il cd salta, ma va bene lo stesso), e la piedagoga, sollecitata da Jacopo, lo trucca da ape: quattro rigoni (due gialli e due neri) e via andare. Nicolò emula il fratello (meno male che hanno un bel faccione, altrimenti ci stavano solo tre righe).

La festa è ormai una diaspora generale, i genitori si godono il fatto che nessuno si è ancora fatto male, quand’ecco che la giovane intrattenitrice dei piccoli tenta un ultimo approccio all’attenzione degli invitati: apriamo i regali!!! La cosa dura due minuti: appena è chiaro che i regali non son per tutti… tutti riprendono a farsi altri cazzi.

Ore 19,00: la Cristina D’Avena del Brico saluta con mastella sottobraccio: per un istante l’immagine mi suggerisce il ritratto più azzeccato della fanciulla: ragazza che va a stendere i panni.

Ore 19,30.

Ce ne andiamo, non senza essere costretti a percorrere (per la via breve) il percorso Ikea fino alle casse. E’ tutto un ”Papà lo prendiamo?”, papà “NO!”

Decido di trasportare Jaco e Nico nel carrello, oltrepassiamo le casse, siamo alle porte scorrevoli. Nessuno mi ha chiesto lo scontrino per il contenuto del carrello. Cazzo sarà mica sicurezza questa?!?