“Bisogna lavorare per difendere i diritti di questa generazione e non i privilegi di qualcun altro”, aveva detto il ministro della Gioventù Giorgia Meloni lo scorso nove aprile durante la manifestazione di Roma contro il precariato e l’uso improprio degli stage. Eppure il governo che lei rappresenta non disdegna il lavoro dei giovani a costo zero. Anzi, a sentire i ragazzi che hanno prestato servizio come stagisti alla presidenza del Consiglio, l’uso della formula “stage” è sistematico e non sempre rispetta le mansioni di semplice affiancamento e apprendistato.

Dall’ufficio formazione di palazzo Chigi dicono di aver preso cento, centocinquanta stagisti, solo nel 2011, e che negli ultimi mesi le richieste da tutte le università d’Italia, e i tirocini attivati, sono aumentati esponenzialmente: “Vengono anche gratis, speriamo dal prossimo anno di potergli dargli un piccolo rimborso perché qui vengono volentieri. Tutti escono molto soddisfatti”, afferma la coordinatrice del servizio formazione della presidenza. Poi però, dopo essersi consultata con il capo del dipartimento, cambia tono e si rifiuta di fornire dati più precisi. Fino alla risposta definitiva: “Questo dipartimento non gradisce fornire dati”.

Secondo l’associazione H2 (un network di ex stagisti che si sono riuniti in rete per denunciare le anomalie nei loro incarichi) è proprio il dipartimento in questione, da cui dipendono vari ministeri, a fare peggio degli altri: “Da quanto ci risulta sono una trentina – si legge sul sito – gli stagisti assegnati al ministro Brunetta. Quando l’alto dirigente parla di fannulloni evidentemente si dimentica di dire che non disdegna di sostituirli con ragazzi che non ricevono alcuna retribuzione e a cui, nella stragrande parte dei casi, non viene insegnato un bel niente”. Sul sito dell’associazione h2, composta di laureandi e neolaureati che alla presidenza sono passati per mettere nel cv un’esperienza altisonante, un’inchiesta mira proprio agli stage nelle strutture della presidenza del consiglio dei ministri e svela: “Sono più di duecento” le persone, giovani e meno giovani, che quella porta l’hanno varcata con l’illusione che fosse un trampolino di lancio per chissà quale carriera. I casi sono tanti, e “il discorso vale per tutti i dipartimenti”, spiegano i ragazzi di H2: “Istruzione, economia, lavoro, informazione, rapporti istituzionali, famiglia. In alcuni il numero degli stagisti arriva anche a trentacinque”.

C’è lo stagista che viene abbandonato a se stesso nelle “stanze del potere” a fare niente o è relegato a ricoprire mansioni non in linea con i propri profili come, per esempio, inserire i dati. “Ma capitano dei casi in cui il funzionario va a spasso e il tirocinante scrive le relazioni al suo posto, tra indicatori di performance, di bilancio, gazzette ufficiali, decreti legge, comunicati stampa, veline”, scrive Laura M. Poi ci sono stagisti che vengono piazzati alla reception o nelle segreterie “e nostro malgrado ci troviamo a fronteggiare situazioni critiche o anche banali richieste di informazioni senza avere la possibilità di soddisfarle per mancanza di competenza”. Tanto che qualcuno abbandona prima della scadenza. E la protesta rimbalza su blog e social network. Scrive Sara C., 25 anni: “Dopo la laurea sono incappata nel sito del Crui che permette di candidarsi per stage presso ministeri. Dopo qualche settimana sono stata contattata da quello dello sviluppo economico e, a fine aprile, ho iniziato un tirocinio al dipartimento per la valutazione degli investimenti pubblici per occuparmi di un progetto di ricerca sul capitale sociale tra nord e sud Italia. Durata prevista: sei mesi. Ma al terzo mese ho interrotto lo stage: lavorare senza avere formazione, né percepire soldi, e avere la certezza che nessuno, dopo, potrà offrirti una possibilità perché non vuole valutare le tue capacità ti mette ko prima di immetterti nel mondo del lavoro”.

“È il bunga bunga di tutti quelli che come noi sono passati di lì, ci sono stati sei mesi, o un anno, hanno lavorato al posto dei funzionari e sono stati usati per colmare i buchi del loro organico. Sono laureata in economia vecchio ordinamento”, scrive Elisa G., “e dopo la laurea, sono stata chiamata per un tirocinio di formazione e orientamento al segretariato generale, ufficio delle relazioni internazionali, dove chiedevano molte qualità e requisiti tra cui la conoscenza delle lingue, motivazione, capacità di problem solving ed erano in linea con il mio sogno che è quello di lavorare nei rapporti con le organizzazioni internazionali collegate con l’attività della presidenza del consiglio dei ministri”. Racconta Giulia N.: “Questo promettevano ma, una volta lì, nessuna formazione, inserivo tutto il giorno i dati delle fatture nel sistema informativo e, dopo un po’, me ne sono andata sbattendo la porta”.

Si sfoga Cristiano R., 29 anni: “Io sono laureato in ingegneria e, dopo aver lavorato gratuitamente alla costruzione di un database informatico per la presidenza, hanno anche avuto anche il coraggio di chiamarmi – a stage ormai terminato – per fornire ulteriore supporto allo sviluppo del progetto. Fa meraviglia che a quei livelli non si possano permettere un sistema informativo per le esigenze interne di un ufficio e sfruttino la generosa operatività di un singolo. Sono rimasto deluso dalla mia esperienza, pensavo potesse essere utile nel mio cv e pormi in buona luce per occasioni lavorative future, ma mi sono accorto che così non è stato. Le aziende ormai ci sfruttano, con la scusa della formazione, per farci ricoprire mansioni impiegatizie o tecniche che qualcun altro non ha voglia di fare. La cosa che dà fastidio non è solo il carattere gratuito, ma anche il fatto che la formazione che dovresti ricevere invece sei tu a farla a loro, perché sei tu che devi mettere a disposizione le tue competenze per svolgere un qualcosa che altrimenti loro dovrebbero reperire attraverso canali di reclutamento come l’outsorcing o i concorsi”.